intervista a Giulia Vallicelli, COMPULSIVE ARCHIVE: “Aver conservato così tante carte, oltre al retrogusto patologico su cui ironizzo nel nome, mi permette di lavorare (e far lavorare) a diversi livelli: linguistico, storico, sociologico, autobiografico. “

– Ciao Giulia, di dove sei, che fai nella vita?

Sono nata e cresciuta a Roma, ma contenta di vivere a Milano da oltre un decennio. Ho cambiato città sia per lavoro, sia grazie alle amicizie coltivate negli anni in ambito musicale. In particolare ho ancora ottimi rapporti con le persone conosciute grazie alla produzione e distribuzione di fanzine. Nella vita faccio molte cose, mi muovo spesso, anche se ho un profilo da persona tranquilla e posata: ufficialmente sono una libera professionista nel settore degli audiovisivi.

– Sei impegnata in prima linea in vari settori. Molti lettori ti conosceranno sicuramente per la tua etichetta Vida Loca Records, dedita soprattutto al punk ma non solo, sei una regista di cinema sperimentale e documentari con interesse specifico per il formato super 8 e poi tante altre cose ancora. Parlaci a ruota libera di tutto quello che fai… grazie.

Prego! La lista di cose che ho fatto potrebbe essere molto lunga, ma solo perché ho cominciato con l’agitazione culturale da adolescente. Per sommi capi: PxMxD distribuzione di fanzine e autoproduzioni femministe e queer, da metà anni Novanta; produzione di fanzine mie e altrui; VIDA LOCA label e booking da inizio Duemila; sperimentazioni in super8 e digital video dalla seconda metà dei Duemila fino a metà anni Dieci, con laboratori pratici per trasmettere le tecniche ad altre persone. Di recente un documentario radiofonico sul festival milanese Zuma e la voglia di misurarmi ancora con l’audio (confesso di sentirmi satura di immagini negli ultimi tempi, maneggiandole ogni giorno). Tutto questo avendo anche dei lavori diurni per archivi di audiovisivi, e notturni, come operatrice di ripresa e dop, per film indipendenti e spettacoli dal vivo. Negli anni ho preferito dividere la sfera delle attività ufficiose da quella del lavoro ufficiale, ma ultimamente sto provando a uscire dal tunnel del multitasking, proprio grazie al progetto Compulsive Archive.

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Di cosa si tratta?

Compulsive Archive è un archivio personale, legato al mio vissuto di adolescente e post-adolescente nella scena punk, fase che a questo punto considero “archiviabile”. È composto da centinaia di fanzine, lettere, cataloghi, dischi, libri, memorabilia, che documentano il passaggio delicato e cruciale dagli anni Novanta ai Duemila, un periodo non ancora propriamente storicizzato. Aver conservato così tante carte, oltre al retrogusto patologico su cui ironizzo nel nome, mi permette di lavorare (e far lavorare) a diversi livelli: linguistico, storico, sociologico, autobiografico.

La spinta forte dietro la produzione di certi materiali è stata la terza ondata femminista degli anni Novanta e la situazione politica che stava attraversando l’Italia (e il globo) in quel decennio. Senza contare una buona dose di insofferenza generazionale. Era il periodo in cui nel punk si stavano manifestando le correnti Riot Grrrl e Queercore.

Trovo che a vent’anni di distanza ci siano alcune similitudini, colte con immediatezza anche dalle persone che oggi incontro nelle scuole d’arte o alle letture pubbliche che faccio, nate proprio in quegli anni. Spiegare a ventenni il modo di fare cultura indipendente, poco prima della diffusione di massa di internet, riserva però delle reazioni sorprese e sorprendenti.

Com’è nata l’idea, come si svilupperà il progetto?

L’idea di Compulsive Archive è nata circa tre anni fa, quando Dafne Boggeri mi ha proposto di tenere un talk sulle fanzine femministe e queer anni Novanta in Italia, per l’edizione 2016 di SPRINT – Salone di editoria indipendente e d’artista a Milano https://www.sprintmilano.org

Gran parte dei materiali, che oggi costituiscono l’archivio, erano ancora a Roma, chiusi in scatoloni e disseminati ormai da dieci anni nei box auto di parenti e amici. Cartoni fatti in fretta e furia, nel momento in cui avevo deciso di trasferirmi, perché a Milano la mia vita sarebbe stata assorbita da altri lavori, con poco spazio a disposizione.

Il riscontro del talk, intitolato GRRRLS, QUEERS & ZINES, era stato oltre le mie più rosee aspettative: posti esauriti, una partecipazione intergenerazionale, molte domande durante e dopo. Ho preso coraggio, anche grazie ai tanti esempi di zine libraries in Gran Bretagna e Stati Uniti, che da anni acquisivano fanzine (e che sono andata a visitare). Quello che avevo conservato però era molto di più: non solo una collezione di pubblicazioni do-it-yourself, ma tantissimi documenti, che testimoniano i rapporti intercorsi tra le persone che producevano e leggevano fanzine in quel decennio; come venivano prodotte, distribuite e fruite, potenzialmente un vero archivio. Nelle scatole di cartone, che non avevo buttato cambiando vita e città, c’erano forme di comunicazione spontanea tra adolescenti e giovani adulte: ragazze che non trovavano spazio e soddisfazione in espressioni culturali convenzionali. I cellulari erano ancora telefoni per pochi e senza social inclusi.

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Per tornare alla costituzione dell’archivio, nel giro di un anno ho trovato uno studio in condivisione dove traslocare i materiali, mi sono infortunata nel mezzo del trasloco (cosa che ha rallentato tutta la faccenda), ma con la perseveranza che mi contraddistingue nel settembre 2018 ho presentato il progetto col suo nome: COMPULSIVE, liberamente ispirato alla rubrica collezionistica dell’amico Adriano “Magou” Di Gaspero, che usciva su Sottoterra Rock Zine. Compulsive si capisce in molte lingue.

Oltre ai materiali che testimoniano l’attività del mailorder PxMxD e della label Vida Loca Records, dentro Compulsive Archive stanno confluendo spontaneamente fondi archivistici di altre persone, con le quali ho rapporti di amicizia e stima, ad esempio quello della queerzine milanese Speed Demon. Proprio grazie ai documenti conservati da Flavio Magnani, per il quarto Punk Rock Raduno ho curato una piccola ma densa mostra-tributo ai Pansy Division: sono tra i gruppi “fondatori” del queercore e hanno un rapporto speciale con l’Italia, ma non tornavano a suonare da molti anni, avendo diminuito le apparizioni live.

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Compulsive è un progetto di archivio vivo, non limitato alla consultazione da biblioteca. Per quello a Milano c’è già una fanzinoteca nella Biblioteca Comunale Zara, gestita dall’associazione La Pipette Noir, che apre una volta al mese ed è più orientata sulle fanzine illustrate: https://milano.biblioteche.it/library/zara/la-fanzinoteca/

Compulsive Archive invece è un archivio privato, ma aperto a creare momenti di confronto tra persone di diverse generazioni ed esperienze culturali. Sto tenendo lezioni e reading, partecipo a festival, apro Compulsive a chi fa ricerca. Quello a cui tengo particolarmente sono le riletture possibili dei materiali conservati, perciò sto cominciando con le residenze per singoli soggetti, gruppi informali e collettivi artistici: definiamo insieme un periodo di studio, un tema presente tra i documenti di Compulsive e una forma di restituzione pubblica. Francesco Goats, xerox artist milanese che ha creato il logo e i poster dell’archivio, ha allestito una sua personale lo scorso giugno, riassemblando elementi di alcune fanzine in fase di digitalizzazione. Da settembre avrò altre ospiti, con iniziative per tutto l’autunno 2019.

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– Con quali tipologie di materiale stai lavorando?

Il focus di Compulsive Archive in questa fase iniziale è la digitalizzazione e catalogazione delle fanzine italiane anni Novanta, ma l’archivio contiene anche molte fanzine internazionali, lettere, libri, dischi, nastri, fotografie, poster, t-shirt, spille, vari tipi di merchandising. Poi ci sono i documenti digitali. Lo scoglio più grande, oltre alla varietà di supporti, è senza dubbio la privacy, trattandosi di storia del presente.

– Hai intenzione di realizzare anche una pubblicazione?

Compulsive Archive ha anche una missione editoriale: evidentemente non ho perso il vizio! Per cominciare verranno pubblicate su carta le tracce delle varie residenze che si svolgono in archivio. In formato libro invece ho in cantiere delle antologie tematiche, con estratti dalle fanzine più interessanti che distribuivo negli anni Novanta-Duemila, accompagnate da testi critici e catalogo, ma sulle date di uscita non mi sbilancio, perché a monte c’è da lavorare parecchio sulle liberatorie.

In parallelo sto progettando un sito ben strutturato, su cui consultare agevolmente almeno una parte dei materiali digitalizzati, che uscirà come integrazione alle antologie stampate.

– Nelle info che descrivono Compulsive Archive, si parla anche della realizzazione di workshop. Spiegaci come funzionano e cosa accade durante il loro svolgimento.

Il primo workshop Compulsive si è svolto a Milano nel dicembre 2018, su invito di Volume dischi e libri. Il collettivo artistico Discipula, con cui c’è una conoscenza ultradecennale, perché costituito da tre quarti della band To The Ansaphone, ha guidato i partecipanti nella rielaborazione di documenti Compulsive selezionati insieme. Il mio ruolo in quella circostanza è stato di archivista e “archivio vivente”, potendo raccontare in prima persona anche i retroscena dei materiali. Discipula pone al centro della sua pratica proprio l’archivio, oltre ad avere un’esperienza diretta nella cultura indipendente anni Duemila: ci siamo ritrovati a Milano a distanza di tempo, con interessi convergenti, e la collaborazione è nata spontaneamente https://www.discipula.com/

Non escludo che se ne organizzino altri, ma al momento sono più orientata sulle residenze in archivio, che consentono un tempo di ricerca ed elaborazione maggiore.

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– Dove e come si possono reperire informazioni e dettagli su Compulsive Archive e rimanere aggiornati sugli sviluppi?

Compulsive Archive ha una sua newsletter mensile ed è presente sui social: Facebook (in italiano) per segnalare gli eventi pubblici locali, Instagram (in inglese) per mostrare il dietro-le-quinte al resto del mondo. A dire il vero la newsletter è il mezzo d’informazione che preferisco. Ne avevo una negli anni Duemila e sono felice di aver recuperato lo strumento in veste contemporanea, collaborando con Designer of What. Per iscriversi: https://www.facebook.com/compulsivearchive/app/100265896690345/

oppure compulsivearchive@gmail.com

Per sbirciare i lavori in corso: https://www.instagram.com/compulsivearchive/

oppure #compulsivearchive

L’archivio si trova fisicamente a Milano, in zona Loreto, ed è visitabile su appuntamento o durante eventi specifici. Il mese di ottobre in molte parti del mondo è dedicato all’apertura degli archivi e Compulsive aderirà in varie forme.

– Spazio Saluti e Ringraziamenti.

Grazie Luca Tab per la curiosità verso il progetto e lo spazio su acquanonpotabile. Grazie a chi ha collaborato con me in varie forme durante questo primo anno: Francesco Goats, Speed Demon Queer Zine, Discipula Collective, Volume dischi e libri, No Fun City. Grazie a chi mi ha invitata a tenere lezioni, esporre durante festival, partecipare a vari momenti pubblici di confronto… insomma, a far uscire l’archivio dall’archivio!

– Chiusura Marzulliana di rito: fatti una domanda e datti una risposta.

Cosa non faresti mai entrare in archivio?

Il metodo Marie Kondo.

Negli anni Novanta chiudevo le lettere così: XOXO.

https://www.instagram.com/compulsivearchive/

https://www.fb.com/compulsivearchive

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