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Lac Observation – “Rivers and Pillars, the Hart, and All Mountains Are Walking”

“Rivers and Pillars, the Hart, and All Mountains Are Walking”

Tornavo da Centocelle dentro un 19 serpeggiante, nella tasca posteriore tre frammenti di quinta dimensione che forse fremevano quando una famiglia entrò e uscì allo stesso tempo e si dissolse nel vecchio ventre verde. Mi svegliai duemila volte in un letto piano di sabbia, in ogni granello un ricordo cristallizzato, impossibile da ritrovare nelle dune che erano diventate le coperte ormai intangibili.

A questo punto hanno inizio gli accordi di Mount Change, nel cui video hai lasciato giustamente parlare il sottobosco e la ruota. Dopo una nottata nebbiosa di cambio d’annata con alcuni membri di un pericoloso gruppo musicale campano-lucerino, mi ritrovai sull’Appennino laziale, ai piedi del Monte Cambio che è una vera montagna che esiste. Mangiai una pizza alla torre e durante la notte la terra si aprì e fece tremare tutto il mattoname e il cemento e anche il terreno vero, che per fortuna lì è ancora tanto.

Non uscii dal letto perché faceva troppo freddo, e all’alba seguente potei testimoniare grigi gatti dei ghiacci e silenzio soleggiato. Credo che qualche cervo si aggirasse per i boschi non troppo lontano, uno di loro spezzò un ramo a un certo punto e zac.

Trovarono nella vecchia Svezia una pietra con inscritto (misteriosamente in inglese contemporaneo): “Visions and myths, stories and maps. 7th century anarchist folk music. Legs stand like Yggdrasils yet the Earth is turning. Rivers flow endlessly, but in a circle, and “endlessly” won’t last for long. You lie dead in a bog on a flat peninsula, then from your trapped body a fire is lit. A deer in the mist. Going back home on public transport with soon-to-be 5th dimensions in your pockets. Bonding over grief and awe. Drummers and birds. None of us have anything”

Di questo parla il disco, ma non in quest’ordine. L’abbiamo registrato io, il Gufo Mangiasale (momentaneamente uscito dal Deserto di Sale) e Valentin Noiret sotto il vecchio comignolo de la Cheminée, a Bruxelles, in dieci giorni nel novembre del 2019, riscaldati e nutriti da una stufa a legna. Degli amici ci sono passati a trovare e hanno suonato su alcuni pezzi (la tuba, il contrabbasso, il camembert). E in aggiunta qualche reperto archeologico che è stato trovato nel meteorite tra il Lac Manicouagan e via della Marranella. Ora la pietra è banda magnetica.

Questa cosa dal triplice titolo (non riuscivo a scegliere) uscirà presto in cassetta tramite una coproduzione alla buona tra MyOwnPrivateRecords e Hvergelmir Records (esiste).

https://lacobservation.bandcamp.com/

https://myownprivaterecords.bandcamp.com/

La copertina è un autentico Grangioni.

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Habromania: intervista Alberto Toti.

– Ciao Alberto noi ci conosciamo chi legge no, chi sei? cosa fai? Cosa ti piace fare?

Sono un musicista/fotografo di Roma, classe ’79. 

Il mio approccio alle due arti è idiosincratico; nelle foto puoi ritrovare Ernst e l’ars combinatoria delle avanguardie primo 900 oltre all’approccio diretto della street photography, per la musica mi sono sempre affidato alle strutture/visioni pop e solo recentemente cerco di destrutturare, scardinare il tutto.

– E appena uscita una tua fanzine fotografica Habromania Vol.1  che raccoglie una serie di fotografie fatte in un certo modo. Ce ne vuoi parlare? Vai a ruota libera sulla fanzine e sulla tua fotografia in generale che credo che sia una delle tue passioni.

Si tratta di una serie di volumi che ripercorrono un percorso visivo iniziato 3 anni fa. Ho iniziato a camminare e a fotografare forme per strada seguendo, all’inizio inconsapevolmente, le orme del camminamento sui colori di WSB descritto sulla morbida macchina, mi pare. L’utilizzo a scopo creativo della sospensione che si attua nella pratica del camminamento l’ho mutuata probabilmente dai flaneur e da Robert Walser, sospensione/distrazione che possiede anche una forte componente terapeutica. “A volte la realtà mi si offre vivida come un mal di denti della natura”, questa una possibile descrizione del processo-svisceramento-ricezione-febbre delle foto di Habromania (Habromania is a form of delusional insanity in which the imaginings assume a cheerful or joyous character).

– Tu suoni anche, parlaci delle connessioni tra suono-musica e fotografia…credo che siano in qualche modo collegate o mi sbaglio. Vai anche qui a ruota libera.

Ho un progetto musicale solista, stormycoastoftibet, il cui primo lavoro risale al 2015; una sorta di weird-popprog-wave-folk con inserti elettronici, cantato in inglese. Entro il 2021 uscirà il secondo disco, “Former Miracle”che vede una messa a fuoco di alcuni aspetti su cui ho lavorato ultimamente, la voce in particolare. Diciamo che le due strade, foto-musica, si stanno incontrando solo recentemente. La ricerca del cuore partendo dalla periferia e non dal centro che perseguo nella fotografia sta progressivamente entrando a far parte del processo di scrittura musicale. Parto da voce o ritmo e ci costruisco intorno il resto, mi affido ai segni, li seguo e vedo cosa succede. Un approccio molto più divertente e stimolante della scrittura ortodossa finora adottata. Esiste anche un altra incarnazione di stormycoastotibet, SCOT 23, un primo approccio al mixtape, al collage sonoro e ai mash up; ancora in forma embrionale, diciamo che è la controparte sonora delle visioni astratte che fotografo. Su Mixcloud c’è qualche traccia.

– Come si fa ad avere la fanzine? Progetti del domani?

Scrivete a albe.toti@gmail.com

Habromania vol.1 sarà presto disponibile in alcuni distro/librerie di roma, al momento la Pescheria e Libreria Marini al Pigneto. Costo: 10 euro. 

La serie Habromania continuerà fino a quando sarò in grado di camminare. Sto organizzando/selezionando materiale fotografico sui Live della scena di Roma Est accumulati negli ultimi anni; sto cercando il modo di condividere/restituire agli attori di quei pezzi di vita questa mia memoria visiva che percepisco con una certa responsabilità. Come detto entro fine 2021 uscirà “Former Miracle”, il secondo  stormycoastoftibet, nella speranza di poterlo suonare presto in giro. Grazie Luca

https://www.instagram.com/albe.toti/?hl=it

https://www.flickr.com/photos/146701151@N05/

https://soundcloud.com/stormycoastoftibet

https://stormycoastoftibet.bandcamp.com/releases 

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compilation aprile 2021

Ecco la compilation marzo 2021. buon ascolto.

compilation aprile 2021

1 – Bad Brains – Don’t Bother Me

2 – Bill Fox – Let In The Sun

3 – Digital Leather – all we want to do is kill

4 – Edoardo Bennato -Mangiafuoco live @ RSI

5 – Fungi Girls – Dream Of Oz

6 – Gentleman Songsters – Pa-hu-wa-hu-wai (Hawaiian war chant)

7 – Hanging Coffins – How to Die For Nothing

8 – Lil Pu$$ – I.W.T.F.Y.G.R.L

9 – Plateau – Jasmine

10 – Smith Westerns – All Die Young

11 – Spacemen 3 – These Blues

12 – Tab_ularasa – modalità aereo

13 – The Index – Fire Eyes

14 – Üstmamò – Lieto evento finale

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Tab_ularasa – metti le dita nella presa

Canzone scritta la notte del 19 luglio 2019 all’Hotel Pestalozzi, Lugano. Suonata il giorno dopo a Punta Foce presso, Lugano Buskers Festival. I love Them! Questa è una delle canzoni che va dentro il nuovo album “2 mani e una pipa”, una canzone d’attualità per ogni tempo.

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THE GODZ – WIFFENPOOF SONG (1967)

I Godz sono il gruppo più freak/psichedelico della storia, cercatevi i loro primi dischi. La canzone sopra non è loro ma e come se lo fosse ed è una delle mie preferite di sempre. “The Whiffenpoof Song” è la sigla dei Whiffenpoofs, il tradizionale gruppo a cappella dell’Università di Yale. La melodia è stata scritta nel 1909 da Tod Galloway, con testi di Meade Minnigerode e George S. Pomeroy. Rudy Vallee ne fece la prima versione di successo nel 1927, e Bing Crosby registrò la più venduta nel 1947. Da allora, ci sono state innumerevoli versioni, si dice che anche Elvis la suonasse dal vivo agli esordi. La versione dei Godz è completamente fuori di testa, un capolavoro che mi capita spesso di ascoltare in loop per giornate intere. I Godz ne cambiarono il titolo per scherzarci su, così come la canzone è un’ironia suprema della composizione oiginale. I Godz erano enormi.

We’re poor little lambs who have lost our way
Baa, baa, baa
We’re little black sheep who have gone astray
Baa, baa, baa
Gentleman songsters off on a spree
Doomed from here to eternity
Lord have mercy on such as we
Baa, baa, baa

Siamo poveri agnellini che hanno smarrito la nostra strada
Baa, baa, baa
Siamo piccole pecore nere che si sono smarrite
Baa, baa, baa
Gentleman Songters che fanno baldoria
Condannati da qui all'eternità
Signore, abbi pietà di quelli come noi
Baa, baa, baa

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Dodi Moscati – La miseria l’è un gran malanno.

Dodi Moscati non è toscana a vederla, se canta è un’altra cosa; la riconosci subito, intanto l’accento, ma anche gli occhi da araba e il corpo, snello, si trasformano in quello di una donna anziana d’altri tempi che intreccia senza sosta racconti, fiabe, filastrocche e ninne nanne. Legati a un filo conduttore politico i motivi di Dodi Moscati mostrano la triste realtà di una Toscana dove i “nati di cane” hanno assunto a seconda dei casi e delle situazioni le vesti del padrone di fabbrica, del magistrato, del fascista, del centrista celerino e dove il popolo ha sempre subito la fame, il carcere, la tortura, la manganellata e lo sfruttamento.

Con la sua carica orale violenta e cupa Dodi Moscati interpreta lo spirito popolare riproponendone la sua faccia ta più cruda ed acida. Anche la dolce “ninna nanna” si trasforma in una denuncia della situazione della donna, gli stornelli a dispetto, anche se rivolti principalmente al proprio amato, lanciano frecciate alla società repressiva. Terra fortemente e tradizionalmente socialista la Toscana in ogni suo canto ha sempre gridato il suo NO alla guerra, il suo NO al fascismo, il suo NO al clericalismo. E’ un NO ancora oggi d’attualità, Dodi Moscati non fa altro che cantare questo NO. (Mario Colangeli, Avanti! 4 aprile 1974)

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Tab_ularasa – modalità aereo

E’ passato un anno dalla prima zona rossa nazionale, il testo di questa canzone è stato scritto un anno fa ed è sempre più attuale; lo sarà anche una volta terminata l’emergenza sanitaria e lo era anche prima. Il nuovo album di canzoni di Tab_ularasa intitolato “2 mani è una pipa”, pronto già dal luglio scorso, uscirà a primavera. Il disco è composto da 12 canzoni, tutte registrate a casa da solo con chitarra acustica e cellulare. In molte tracce ci sono sovraincisioni elettroniche di Beppe Sordi, immenso guru elettronico sconosciuto ai più. Buona visione e viaggio like always.

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compilation marzo 2021

Ecco la compilation marzo 2021. buon ascolto.

compilation marzo 2021

1– Bare Mutants – Inside My Head

2 – Décima de saludo al Angelito de don Carlos W. Marambio

3 – Dodi Moscati – Un contadino che ammazza il padrone

4 – Duodenum – rigido

5 – Esquinazo de don Cupertino Alvarado

6 – Iggy and the Stooges – I Got A Right

7 – Monroe – Disco Fever

8 – Mozes And The Firstborn – Burn Burn Burn

9 – The Clean – Thumbs Off

10 – The Particles – Driving Me

11 – The Troggs – I Don’t

12 – Üstmamo’  – Vietato

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Tony Conrad – The Flicker

Sapete chi è Tony Conrad? Ok, non sarò certo io a dirvelo se non lo sapete. Ha fatto musica strana e film strani con gente strana e potete approfondire qui: https://www.nytimes.com/2017/03/24/arts/music/tony-conrad-was-such-a-good-minimalist-he-was-almost-forgotten.html

In questo post parliamo di un suo film sperimentale The Flicker.

T.C.: The Flicker spazza via la realtà, ci trasporta in un altro ambiente e funziona come una sorta di strumento di sperimentazione percettiva. E’ una specie di film di fantascienza che invece di fare entrare direttamente lo spettatore in altri mondi, riflette lo sviluppo di strutture narrative convenzionali con le quali mi propongo di trasportarlo in una dimensione astratta del reale. Le parole di Tony sono alquante confuse e credo siano state dette negli anni successivi alla realizzazione del film per giustificarne il risultato, invece di ammettere l’uso smodato di allucinogenia come era normale ai tempi. In The Flicker, Tony Conrad utilizzava dispositivi cinematografici connessi alle frequenza di uno stroboscopio, l’idea era quella di creare qualcosa che agli occhi risultasse un pò come la musica alle orecchie, la musica quella strana che faceva lui ai tempi, da solo e coi suoi amici strani.

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Ryan Spring Dooley – Gum Stars

Conosco Ryan da un bel pò di anni e credo sia una delle persone con più talento artistico che conosco. Ma cos’è il talento?

Ryan, sia che dipinga un muro, una tela o faccia musica è lo stesso, ogni cosa che realizza trasmette calore umano fuori dal comune.

Per riuscirci bisogna aver passione, essere aperti, curiosi e amare la vita semplice. Il talento non significa inventare qualcosa di nuovo si tratta di far propria la storia dell’arte, della musica e piegarla a quello che si vuol dire, ai propri sentimenti al proprio essere, così si crea un linguaggio nuovo personale. Ebbene lui e uno tra i pochi che conosco che ci riesce. Ascoltatevi il suo disco nuovo, la recensione la faccia il giornalista muuusicale che se ne intende.