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intervista a Lac Observation, Gianlorenzo Nardi – “Ho deciso di prendere quella poesia (con l’autorizzazione di This is my Moon) e di farne un pezzo”

Ciao Gianlorenzo. Di dove sei? Che fai nella vita?lac-obs-live-fanfulla-21-feb-17-foto-di-Laura-Weirdfishes

Ciao! Sono di Roma, di nord-est. Sono del Veneto di Roma. Però sto sempre a Torpignattara. Nella vita vago a caso e cerco di suonare il più possibile, poi ho altre cose da fare per mantenermi vivo ma non sono importanti.

Quando hai iniziato a suonare? Hai suonato in molti gruppi? Parlaci del tuo progetto solista Lac Observation. Come hai avuto l’idea d’iniziare e perché?

Ho iniziato a suonare il sax (ahah) a 12 anni, l’insegnante di musica delle medie aveva organizzato dei corsi pomeridiani di strumento. Io volevo suonare il violoncello ma lei mi ha obbligato a suonare il sax, perché l’anno precedente facevo un casino infernale. Non si era accorta che nel frattempo mi ero depresso. A 15 ho cambiato e ho iniziato a suonare l’oboe perché mi piaceva la musica barocca (non avevo amici) ed ero fissato con questa cosa https://goo.gl/9uL6WF (non so neanche se è un vero oboe o un organo. Poi a 20 ho capito studiare musica non faceva per me e ho cominciato a suonare in vari gruppi. Questo lo devo a Marcello Newman (a cui devo molto) di The Jacqueries e Marcello e Il Mio Amico Tommaso. Mi chiamò quando vivevo a Pisa (ahah) per rimpiazzare Tommaso che era malato, e non me ne sono più andato (Tommaso è guarito poi). Da lì ho iniziato ad ascoltare musica maniacalmente e a suonare un po’ tutto quello che mi trovavo per le mani, soprattutto la sega musicale (grazie a Julian Koster dei Neutral Milk Hotel, che mi ha anche consigliato la marca Mussehl and Wsephal). In passato ho suonato in M.e.i.m.a.T., Strueia, Summer Freckles, Wow e Reptilian Dream (il più bel gruppo che ho avuto, quando ero a Milano, non abbiamo fatto neanche un concerto, però era QUESTO—-> https://goo.gl/MTjCY6 ). Attualmente suono con MasciaTi, una bravissima musicista di Latina, Les Mexiques de l’Univers, un gruppo psych di italo-francese, Croix du Sud, duo ambient con Julie Normal, Lac Observation e il Gran Diavolato, improvvisazioni a caso con Louise Burgers che mettiamo su soundcloud senza pensarci. Per Lac Observation non ho avuto propriamente un’idea, avevo questa chitarra a casa che non avevo mai toccato, e nel 2013 mi sono messo a strimpellare, soprattutto facendo cover degli Olivia Tremor Control per giorni interi. A un certo punto, soprattutto a Milano, sono venuti fuori dei pezzi. Non ricordo neanche come o quando. Ero sbronzo di solito.
Scusa per la lunghezza della risposta!casa-lac

Eh figurati più vuoti il sacco e meglio è per acquanonpotabile. Il nome vuol dire qualcosa in particolare? C’entra con la musica che fai?

Il nome Lac Observation per me è molto importante, e c’entra molto con la musica. Perdendo tempo di notte su Tumblr (ahah) scoprii, attraverso vari video di gruppi, il blog di quest* poet* american* che prima si chiamava This is my Moon. Il blog è http://thisismymoonpoetry.tumblr.com/ e tra le varie (belle) poesie ne ho letta una che si chiama Lac Observation che mi ha colpito molto. Lac Observation è un lago su un’isola tonda in un lago tondo originato da un meteorite in Quebec, e la poesia parlava degli aspetti fisici e ambientali del lago e delle terre intorno intendendo però degli stati d’animo, che è un modo di scrivere che ho sempre amato e ricercato nella musica che mi piace, soprattutto nei Microphones/Mount Eerie, e che cerco di usare anche io. Ho deciso di prendere quella poesia (con l’autorizzazione di This is my Moon) e di farne un pezzo. E così è nata la Cosa. È un nome geografico quindi ci posso sguazzare dentro.

Qualche mese fa abbiamo fatto un concerto insieme coi RAWWAR, Avevo sentito solo qualcosa su web e dal vivo ho molto apprezzato Lac Observation, sopratutto il modo di entrare dentro quello che fai e isolarti mentre suoni e nello stesso tempo trasmettere immagini ed energia positiva a chi ascolta. Di roba del genere in Italia non se ne vede molta, nel senso di roba così particolare a volte dilatata, altre volte più nervosa che però viene quadrata con una forma canzone. Per un periodo ho ascoltato un bel po’ roba così e dopo l’ultima demo che hai postato l’altra sera sono convinto che potrebbero esserci etichette americane indipendenti interessate a quello che fai. Le tue demo diventeranno un disco? Che programmi hai?

Wow grazie! Grazie davvero. È una descrizione in cui mi ritrovo molto, le mie sono canzoni semplici ma cerco louise,-organista-di-lac-observationsempre di stirare al massimo la forma della canzone e il limite dell’attenzione, a volte penso che sia quasi una tortura ascoltare certe cose così allungate. Non so perché questo è il mio modo di fare, non mi piacciono le vie di mezzo. Per ora ho due cose in mente. Sto provando con due musicist* stupend*, Manuel Cascone di Cascao e Lady Maru e Nastro alla batteria e Louise Burgers all’organo, mentre io vado di chitarra droni e voce. Si parlava di registrare 4-5 pezzi a ottobre con Ettore dei Flying Vaginas su nastro a Morolo (FR), dove vive Strueia e ci sono più musicisti che vecchi stronzi (non è vero ma facciamo finta di sì). Poi quando saremo pronti con Manuel e Louise vorrei fare un LP, magari prodotto da Manuel, che ha fatto un lavoro spettacolare con i dischi di Trapcoustic.

Nella tua musica si sentono molti riferimenti diversi che roba ti sei ingurgitato nel tuo percorso musicale e come c’entra con quello che fai… se credi sia cosi? Io a pelle credo di si.

Sì, assolutamente sì. Ci sono una manciata di artisti che sono parte del mio flusso sanguigno e da cui non mi separo mai neanche per un secondo, e parlano attraverso ogni singola nota  che suono o parola che scrivo, a volte ai limiti del plagio. Sono Phil Elverum di The Microphones e Mount Eerie, Geneviève Castrée di Woelv e Ô Paon, Julie Doiron degli Eric’s Trip, Robert Pollard dei Guided by Voices, e praticamente tutto il collettivo Elephant 6, soprattutto Will C. Hart e Bill Doss degli Olivia Tremor Control, e i Neutral Milk Hotel. E anche Giacomo dei Clever Square, gruppo di Ravenna. Senza di loro non avrei mai iniziato a suonare cose mie.15170862_1791463514451703_779192521559227704_n

Come funziona la fase creativa e di composizione di Lac Observation?

Ah qui non so proprio aiutarti! A volte non scrivo per 6 mesi, e poi due Peroni e mi escono 3 pezzi in 20 minuti. Non so davvero. Ogni tanto c’è un pezzo ogni tanto no. I testi sono soprattutto su esseri umani che mi segnano, e su elementi naturali reali che in qualche modo vedo come specchio di eventi interiori o relativi alla mia esperienza nel mondo degli esseri umani. NON SO.

Registri da solo? Che metodo usi per registrare?

Per ora sul telefono. Ho appena rotto il mio primo smartphone e ho perso 4 anni di registrazioni. Evviva. Vorrei tantissimo un 4 piste a cassetta, ho quasi una venerazione religiosa per questo oggetto, che inevitabilmente risulterà in una delusione quando (se) lo acquisterò. Sta di fatto che tutti i miei gruppi preferiti hanno iniziato con quello.

Che tipo di musica ascolti in questo momento?

In questo esatto momento ho un hangover micidiale (a cui hai contribuito anche tu ieri sera) e ho bisogno di musica umana, quindi stavo ascoltando fino a 10 secondi fa il nuovo delle Girlpool, che penso siano estremamente talentuose, e ho appena cambiato verso “Seven New Songs of Mount Eerie”, di Mount Eerie. È un disco talmente fisico che sembra di star mordendolo mentre lo si ascolta, e allo stesso tempo cosmico e impalpabile, e umano in modo estremo. [Ora sto rileggendo tutto ascoltando una compilation di pezzi di Bach usati nei film di Tarkovskij]. In generale in questo periodo, molti dischi di rumori e field recordings da bandcamp, festività e musiche popolari da ogni emisfero, ambient oscuro e doloroso ma anti-attacchi di ansia come Natural Snow Buildings o Nocturnal Emissions, e poi ovviamente gli ultimi 2 dischi (100esimo e 101esimo) dei Guided by Voices per fomentarmi quando ne ho bisogno. E poi a Gennaio scorso ho scoperto “Clube da Esquina” di Milton Nascimento e Lô Borges, che è diventato all’istante uno dei miei 6-7 dischi preferiti e di cui non riesco a parlare perché è davvero tutto, ascoltatelo, è su Youtube. In questa intervista sto nominando un sacco di siti.

Suoni spesso in giro? Che programmi hai per dopo l’estate? Ci sono link web dove15232240_1791463941118327_7735766042467251938_n ascoltare la tua roba e vedere i tuoi movimenti?

L’anno scorso ho suonato parecchio, da solo, e ho rotto i coglioni a un sacco di locali. In passato ho fatto vari tour con gruppi come musicista o autista, ma andare in giro da solo è un’altra cosa ed è stupendo e lo farei per sempre. Purtroppo ho perso la forza di scrivere ai locali e organizzare cose, spero mi ritorni presto perché non so quanto posso restare senza, ma è un lavoro lancinante per come sono fatto io. Se volete farvi due risate ci sono la pagina facebook e soundcloud (altri nomi di siti).

https://www.facebook.com/lacobservation/

https://soundcloud.com/lacobservation

C’è qualcuno che ti ha aiutato in modo particolare, supportato e vuoi ringraziare?17098153_1838078379790216_8164004730171404580_n

Beh come dicevo Marcello Newman, che mi ha fatto iniziare a suonare in giro nel 2010. E poi assolutamente Adele, Erica e Juju di Any Other, Edidd e Halfalib (ascoltate sti gruppi), con cui ho vissuto insieme e per cui ho fatto il roadie, senza l* qual* non avrei mai iniziato a suonare i miei pezzi. E vabè Manuel e Louise che mi spingono avanti a calci in culo. Questo riguarda esclusivamente e strettamente il contesto Lac Observation, il resto non c’entra.

Fatti una domanda e datti una risposta.

Qual è la più bella compilation di canzoni cantate in gaelico scozzese registrate tra il 1899 e il 1959?

-Questa https://open.spotify.com/album/5nYJWFMHBJrbrND2p70HNm

 

 

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Beccati questo: intervista al Trio Banana

trio banana ffstudio[Black Milk settembre 2014, Originarimente concepita per la fanzine Bassifondi, ma mai pubblicata]

Trio Banana siete i Velvet Underground di Borgata Boredom?
Il Trio Banana non era su quella compilation, è nato appena poco dopo il suo parto e diffusione. Io (Tab_Ularasa) sono la dentro con i Duodenum e Trans Upper Egypt. Ma comunque siamo di lì… della “borgata” anche se nessuno di noi tre è originario di Roma; siamo due toscani e un pugliese amici da prima di trasferirci nella capitale e ci siamo ritrovati in quella zona di Roma nel 2010/11 per varie casualità non poi così tanto casuali. Per quanto riguarda i Velvet direi che per tutti e tre è forse il gruppo che ci ha maggiormente influenzato insieme a Gun Club, Can, più un bel pò di tonnellate di punk, garage e altre cose ancora.

Trio Banana e BubcaRecords in che maniera si sono inseriti nella scena romana e come vi contribuiscono?
Io (Luca) e Roberto (Wolfman Bob) vivevamo e suonavamo insieme a Siena, prima negli e-x-p e poi negli Ultra Twist. Con gli Ultra Twist abbiamo girato in lungo e largo Europa e Stati Uniti. Abbiamo messo insieme anche una radio-fanzine chiamata la Cantina del Rock ancora viva e vegeta che adesso va in onda su Radio Popolare Roma. Nel 2009, dopo l’ultimo massacrante tour americano gli Ultra Twist si sono sciolti e Roberto si è trasferito a Roma per specializzarsi in fonica e lavorare mentre io sono rimasto un altro anno e mezzo a Siena dove lavoravo. Nei vari giri e concerti abbiamo più volte condiviso il palco con i Capputtini i’ Lignu (Samir e Cristina) e Number 71 Monobanda (Massimino) con i quali siamo diventati molto amici. Loro vivevano già a Roma, addirittura Cristina e Samir lavoravano al vecchio Fanfulla 101 e da qui è nato tutto. Io poi suonavo anche in un gruppo chiamato thee Dements e grazie al gancio di cui sopra sono stato più volte a suonare al Fanfulla 101 e nell’appena nato dal Verme, così ho conosciuto tutti i vari personaggi della borgata. Poi il mio lavoro a Siena è finito, si è liberata una camera a 100 Celle a casa di Roberto e allora vai di trasloco alla cieca.
Il dottore invece (Gabriele) già viveva e lavorava da qualche anno a Roma ed è un amico storico di Roberto, con cui suonava in un gruppo precedente all’università.

Trio Banana è nato per combinare quali macelli sonici?
Ma… direi che il Trio Banana è nato soprattutto perché siamo amici per la pelle e durante qualche cena ci siamo detti: andiamo un po’ a cazzeggiare in sala prove! E allora ci siamo andati. Roberto è un bassista, Gabriele un batterista, ma io non avevo mai suonato una chitarra elettrica non conoscevo e continuo a non conoscere un accordo. Addirittura nelle prime prove suonavo il banjo elettrificato che usavo nei Dements ed era un feedback devastante dall’inizio alla fine. Quindi per cercare di andare oltre il semplice noise sono passato alla chitarra elettrica e col tempo ho sviluppato un mio modo di “suonare” lo strumento. Il non conoscere per nulla note e accordi mi ha in qualche modo facilitato e permesso di focalizzarmi sulla semplice creazione di atmosfere e canzoni. Direi che Gabriele e Roberto all’inizio hanno avuto un bel po’ di pazienza e continuano tutt’ora ad averla nel sopportare la mia incapacità tecnica e la mia aggressività sonora. Loro reggono in piedi la baracca e gli danno il ritmo mentre io vado libero, anche se adesso sono diventato un po’ più bravo a gestire gli eccessi e il rumore. Comunque dopo le prime prove si è capito che quella era la strada giusta da seguire, un viottolo fuori dal seminato che ci ha portato ad addentrarci dentro noi stessi e i nostri ascolti.

trio feedback studio

Parlami un po’ delle prime volte, modalità di registrazione, etc., siete lo-fi come non mai, lo-fi garage music? E’ una necessità o anche una volontà?
Delle prime registrazioni mi sono occupato io. Sono state fatte tutte in presa diretta con un registratore a cassette con un microfono anni Settanta ed erano molto oltre il lo-fi. Dopo un po’ ha preso le redini in mano Roberto che è diventato molto bravo come fonico: sa come posizionare i microfoni e tirare fuori il meglio da un buco di sala prove, registrando comunque sempre tutto in presa diretta a volumi enormi ma riuscendo a far sentire tutti gli strumenti amalgamati e livellati con le voci. La scelta del lo-fi è sia una volontà che una necessità. Noi siamo un gruppo essenzialmente punk e quello che registriamo deve essere il più fedele possibile a come siamo dal vivo. Cerchiamo il suono che amiamo come cerchiamo di fare una canzone che ci piaccia e si possa fischiettare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERATrio Banana dal vivo? Prova a scrivermi quel che siete quando ci si ritrova in faccia i vostri amplificatori.
Direi che dal vivo siamo molto pericolosi per l’udito di chi viene ai nostri concerti.  Il pubblico deve essere appassionato di questa robaccia per godere e sollazzarsi nel nostro rumoreggiare. Noi lo preferiamo sbronzo e alterato e “preso bene”. Molto difficile che nei locali italiani avvenga, ma quando accade si gode veramente. Il r’n’r non ha senso se non c’è bordello, sudore divertimento e altro.

Con quali complessi sentite di condividere un percorso musicale simile?
Per quanto riguarda i gruppi italiani di adesso al momento non mi viene in mente nessuno. Mi piacciono un bel po’ i r’n’r terrorists e Barsexuals ma loro pescano molto più dal blues e r’n’r, mentre noi siamo immersi fino al collo nella terra di confine tra proto-punk becero e psichedelia rumorosa andata a male. Per quanto riguarda il passato, all’inizio dell’intervista parlavamo dei Velvet, poi stravediamo per gruppi come Red Crayola e 13th Floor Elevators e centinaia di gruppi misconosciuti. Due gruppi che mi fanno impazzire sempre di quel periodo sono i Godz e gli Index. Andando avanti nel tempo, tutto il proto-punk,  gente come Electric Eels, Pagans, Urinals poi i Rats e gli immensi Dead Moon di Fred Cole, Cheater Slicks, Hunches ecc ecc. Però ogni componente del Trio ha le proprie ascolti che possono essere anche molto diversi e variegati; ci piace la musica a tutto tondo suonata in modo personale e spontaneo e quando ti capita di sbattervici la riconosci a pelle subito. Molti gruppi europei in questo momento scimmiottano il suono e l’estetica proveniente dagli Stati Uniti che in questo periodo è veramente triste e sterile, invece di provare a fare cose più originali.
Noi siamo un gruppo completamente fuori moda che guarda spudoratamente al passato, lo evoca e lo ributta fuori a modo suo fuori dagli amplificatori.

live trioParlami a questo punto della Bubca Records
Qualche anno fa Manuel Graziani dette una bella definizione della Bubca: “un’etichetta che va oltre il DIY, una bottega artigiana del sottoproletariato r’n’r. Fotocopie b/n, colla, forbici e via andare.”
La Bubca Records è nata ai tempi di quando eravamo a Siena, suonavamo insieme, vivevamo nella stessa casa e avevamo le stesse passioni che in qualche modo, vivendo in una cittadina abbastanza fuori mano dovevano diventare uno strumento per incontrare altre situazioni simili da altre parti, metterle in contatto per collaborare, organizzare feste e concerti. Inizialmente la Bubca era il nome che davamo alle nostre autoproduzioni e a tutto quello che facevamo in prima persona, ma quasi subito è diventato qualcosa in più e in quel periodo abbiamo stampato tutta la nuova ondata del garage/punk californiano… gente che adesso è diventata abbastanza famosa tipo Ty Segall e Mikal Cronin. Fin dall’inizio l’idea era chiara e semplice: prendere tutto quello che ci piaceva di più spontaneo e originale e cercare di diffonderlo con la speranza che il cerchio ristretto in cui gira questa roba si allargasse, insomma eravamo un pò dei partigiani del r’n’r. A distanza di cinque anni la Bubca non esiste più ovviamente com’era prima, tutti siamo in giro, quel periodo irripetibile e eccezionale di energia è finito, ci sono i dischi che lo raccontano: www.e-x-p.it/bubcarecords.html
Col trasferimento a Roma e ora a Milano, le cose si sono molto ridimensionate e siamo tornati da dove eravamo partiti: autoproduzione dei nostri gruppi per “i soliti pochi ma buoni” e questo credo che possa anche “bastare e avanzare”.

villa serenaNell’ottica del D.I.Y. quanto è importante il lato grafico della vostra proposta?
La grafica, i disegni e l’impacchettamento dei nostri dischi è l’altra faccia della medaglia del processo creativo di “produzione” che nasce con le registrazioni. Prima parlavamo delle tecniche di registrazione, ebbene la grafica che usiamo per le nostre copertine è sempre diretta e semplice ed è figlia solo dell’urgenza di esprimersi nell’istante per poi fare subito cose nuove. Un disco Bubca lo riconosci subito quando lo vedi. Lasciamo la fighetteria e le aspirazioni di arte ad altre etichette, noi siamo fatti così e basta o ci amano o ci odiano.

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Nerve City – Asleep On The Tracks (Sweet Rot Records, 2013) – If my neighbour decides to shoot down on his wife maybe I’ll be able to sleep

nerve cityChe dire di questo disco? Da quando ce l’ho non ho mai smesso di ascoltarlo.

Nerve City è attualmente, a parere del sottoscritto, il progetto di garage/rock/psichedelico forma canzone più interessante che c’è sulla piazza. Un mistone delle peggiori influenze dagli anni sessanta rilette e rielaborate in modo originale e personale.
C’è di mezzo il blues perché le canzoni sono piccoli racconti, storie che iniziano e finiscono in due minuti ma che potrebbero durare all’infinito. Come estetica sonora c’è di mezzo il garage psichedelico più oscuro degli anni Sessanta.

Nerve City è il progetto di un unico personaggio dal nome Jason Boyer che è divenuto negli ultimi cinque anni una specie di culto per i peggiori ascoltatori di questo tipo di musica.
Per quasi tutti gli altri suoi dischi ha lavorato in cameretta con multitraccia a cassetta suonando e registrando tutti gli strumenti. Per questo disco invece si è avvalso della collaborazione di due amici, un signor batterista e un signor bassista e di uno studio di registrazione analogico con un signor fonico che è riuscito ad immortalare nel modo più caldo possibile le sue canzoni rendendole un po’ meno grezze e lo-fi.

Però devo dire che, due settimane fa, ho avuto modo di vederlo dal vivo in Francia e il suo concerto è stato una grossa delusione. Nerve City per questo tour europeo (appena finito) era un duo batteria e chitarra-voce. Il live a cui ho assistito è stato più un punk/hardcore fatto male con nulla a che vedere con il contenuto del disco. Le canzoni erano state riarrangiate per essere sparate in faccia taglienti ad alto volume perdendo così la loro caratteristica principale che è quella di riuscire semplicemente a farti viaggiare senza bisogno di altri ingredienti. Lui sembrava fatto, ma la sua fattanza era più ostentata che altro, e non riusciva a suonare perché semplicemente in palla per banali problemi tecnici e per fortuna il batterista ha tenuto alla meno peggio a galla la baracca evitando la totale figuraccia.
Comunque alla fine del concerto mi sono preso per 10 euro il disco serigrafato, che in italia ovviamente non è mai arrivato e mai arriverà. Se vi piace la roba storta, scura e asociale questo disco è quello per fa per voi.

Black Milk Magazine, maggio 2014
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La spada nella doccia: parla tab_ularasa

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Quando è perché nasce il tuo progetto?
In realtà già dai tempi in cui vivevo a Siena e suonavo negli Ultra Twist e nei Dements avevo delle canzoncine e filastrocche deliranti in italiano…si parla tipo del 2009. La prima fu “il Tromba ti Tromba” registrata dai Lurches, credo veramente il peggior gruppo della storia.
Poi man mano con gli anni, dopo che mi sono trasferito a Roma, ne sono venute a galla altre come “AEIOU” e “Basta Pasta” registrate nella notte dell’ultimo dell’anno del 2010 con il duo “the Last Day of the Year Before the End. Dal (2013 ho deciso di fare altre canzoni in italiano e ne ho registrate un po’ alla volta alla spicciolata; più che una decisione nata a tavolino è stata una cosa che mi è venuta naturale da quando mi sono trasferito a Milano e non ho avuto più un rapporto continuativo con i gruppi in cui suono che sono rimasti a Roma. Alla fine quest’estate ho registrato di getto due album: “Dolci di Fossa” e “Voglio dormire sotto le Stelle” e sto lavorando al terzo che uscirà a fine anno.

Perché hai scelto di cantare in italiano?
tab_ularasa ha un sacco di sfaccettature, personalità e momenti di vita diversi. A volte dipende dalla luna, da come mi alzo la mattina ma soprattutto la voglia di fare cose sempre diverse. In questo momento ho scelto di scrivere testi in italiano perché l’italiano mi facilita nel dire quello che penso del mondo, di chi mi sta attorno e soprattutto di me stesso. Il mio modo di scrivere non cambia anche se uso la lingua italiana invece dell’inglese, anzi tutto ciò mi esce molto più facile. Dopo averci pensato su un po’ su ho anche deciso di mandare a quel paese l’inglese, gli inglesi, gli americani e la loro tipica sapienza di r’n’r tradizionale; il r’n’r esiste in natura non certo perché l’hanno inventato loro. L’uomo di neanderthal era un rocker e sicuramente non cantava in inglese! Io vivo in Italia, un paese che amo e odio nello stesso tempo per diversi motivi inutili da approfondire in questa sede. Ho poi anche riscoperto che mi piace scrivere filastrocche, canzoni stupide e poesie, una cosa che facevo spesso da bambino, così come ho riscoperto qualche anno fa la mia passione per disegnare e colorare. Insomma tutti questi motivi insieme mi hanno portato a fare questi dischi.

Quali sono le tue influenze?
Tutto m’influenza, tutto quello che ascolto, vedo, quello che ho vissuto e che vivo, le persone, gli animali, gli alberi, i palazzi. Restando in campo musicale e in particolare per quanto riguarda la musica italiana sicuramente il gruppo che ho amato di più sono i CCCP. Ho avuto un rapporto di odio e amore coi CCCP e in questo momento li sto rivalutando molto soprattutto per la loro capacità di mischiare la musica moderna-punk di quel periodo con le canzoni popolari di montagna e quelle da chiesa. Amo e ho amato i CCCP per il loro modo molto campagnolo e montanaro di fare musica. Sono nato è cresciuto in un paese, in toscana, dove ancora erano aperte delle ferite che man mano che è morto chi l’ha vissute sembra non siano esistite. Io, allora non c’ero ma queste cose sono dentro di me, la terra e gli anziani me l’hanno raccontate o fatte immaginare. Mi sento sicuramente un partigiano. Poi sicuramente c’è “Puppe a pera” di Francesco Nuti così come “L’inno del corpo sciolto” di Benigni, Amici miei insomma io vengo da quei posti là… posti dove la tradizione per le filastrocche e il vernacolo la si tocca con mano, basta crescere e frequentare come ho fatto da piccolo Case del Popolo, Circoli Arci e nello stesso tempo la parrocchia. Negli ultimi anni mi sono drogato di blues primordiale dei primi del secolo scorso, in particolare stravedo per Blind Willie Johnson, Fred McDowell, Mississippi John Hurt. Poi ho assunto in quantità massicce i Cheater Slick e Dead Moon, lo-fi, blues punk, Mummies, Oblivians, Gories, Cramps. Nelle mie composizioni c’è tutta questa roba che si mischia random come nel pentolone della befana.

tab_guitarCosa fai nella vita?
Cerco di stare con persone con cui possa condividere delle passioni, divertirmi facendo cose semplici, tipo bere mangiare e andare in giro oltre che stare a galla e nuotare senza – fare il morto -.

Che tipo di droghe usi?
Sono un buongustaio, mi piacciono tutte le cose buone-naturali ma soprattutto il buon vino. Al momento la mia droga vera è la musica peggiore del secolo scorso. Quando non sto bene mi basta mettere il disco giusto e subito inizio a viaggiare.

Come vedi la situazione nel nostro paese?
In Italia ci sono alcune isole felici, posti speciali e persone speciali. Penso alla vostra città Teramo, alla gente dello Spectre in Valdarno, alla gente di Radio Black out a Torino e altre persone illuminate come il grande Giuseppe Murroni sempre a Torino che da anni si fanno un mazzo enorme per organizzare concerti e supportare gruppi che altrimenti rimarrebbero confinati alla loro sala prove. C’è una minoranza che non si può neanche quantificare come minoranza perché è molto minore, che dal basso si eleva fino alle nuvole sul resto che fa veramente pena. La scena Indie/pop italiana è veramente il peggio del peggio: il luogo dove si vende fumo e si raccontano balle, neanche per vendere dischi, ma solo per cercare di essere fighi. In questi casi preferisco quasi una Major, dove è palese che tutto giri intorno ai soldi e al prodotto. I giornali di musica sono come riviste di moda e solo alcuni personaggi illuminati riescono a far passare quello che c’è di originale e non può passare. Per me il fare musica è semplice e naturale: scrivo testi su foglietti di carta, quando ne ho sopra dieci mi chiudo in Cantina e registro. A volte mi diverto a fare sovraincisioni con robaccia elettronica dei tempi andati, poi misso in salotto, masterizzo o registro in cassette trovate ai mercatini. Faccio le copertine e imbusto. Gli amici supportano e vengono a vedermi suonare.

Come sevizieresti un hippy? Lo costringerei all’ascolto prolungato del primo cd dei Duodenum, come scrisse Luca Frazzi quando recensì il primo disco dei Duodenum.

Saluti a ruota libera
Saluto voi la bella gente di Mimetics e di Teramo, Wolfman Bob e il Dottor Morte del Trio Banana, Massimino, Damiano di Merda Zine e La Cantina del Rock e tutti quelli che hanno vissuto e condiviso negli anni l’esperienza Bubca Records. Hasta la vista Baby!

[intervista originariamente pubblicata su Mimetics Fanzine]

 

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Depressione & power merda: intervista a Depression House

depression house recCiao Giacomo, raccontaci un po’ di te ?
Ciao sono Giacomo e vengo dallo Yucatan.

Che fai nella vita?
Attualmente nulla. Ho lavorato in fabbrica per più di 10 anni e quest’anno ho deciso di mia spontanea volontà di licenziarmi mandando tutti a fare in culo, in particolar modo le ” pecorelle” dei miei colleghi.

Quali sono i tuoi interessi e le tue passioni?
-musica
-drink
-fika

Cosa ti ha portato ad aprire un’etichetta discografica?
La noia che ti prende vivendo in un paese di campagna (tra la sbronza al bar e la sagra dell’anatra), ma soprattutto per soddisfazione personale.

Da quanto tempo esiste la Depression House Records?
DHR esiste dal 2009, da quando ho deciso di stampare il cd della mia vecchia band. Ma in realtà il vero inizio per me è stato nel 2010 con la pubblicazione dello split Virus/Dots 7”.

blind shakeRaccontaci i suoi trascorsi, il presente e il futuro?
Trascorsi : Kill Kalasnicov, Virus, Dots, Domino, Microwave With Marge.
Presente: abbiamo appena stampato i The Blind Shake, una band ammerregana di personaggi veramente in gamba, mi sono trovato benissimo con loro e spero di vederli presto in Italia, forse ad aprile.
Futuro: cassetta split Antares/Vairus .

La vostra collocazione geografica?
Casaleone (Depression Lion House), un paesino insulso nella bassa Veronese.

Che tipo di musica ama e produce la DHR ?
Garage/punk/noise… THE REAL MERDA!

Le tue produzioni sono credo quasi esclusivamente in vinile anche se da quanto ne so hai fatto uscire anche delle cassette. Spiegaci il perché di questa scelta.
C’è stato un ritorno della cassetta un po’ come il vinile, è economica e soprattutto posso ascoltarmela in furgone.

Come scegli i gruppi per le produzioni?
Seleziono molto la musica che ascolto, riesco a capire dopo pochi secondi se mi può interessare qualche band. Ma soprattutto guardo il lato umano, cioè se hai un super gruppo ma sei un gran cagacazzi ti attacchi.

Come funziona il processo di produzione e quante copie fai per ogni uscita?
Dipende da uscita a uscita. Per le cassette non facciamo più di 30 copie, mentre per il vinile circa 250 copie. Di più al momento non possiamo proprio permettercelo.

Quanto costa in termini tempo ed economia una produzione ?
Costa sia in termini di tempo che soldi, mi sbatto per cercare nuovi distributori in Europa e all’estero e capisco sempre di più che sono pochissime le persone che portano avanti questo tipo di musica. Spesso non veniamo nemmeno considerati, ma questo si sa fa parte del giuoco!

A quali altre etichette ti senti particolarmente vicino e affine sia italiane che straniere, sia del presente che del passato?
Italia: Solid Sex Love Doll, Rijapov, Goodbye Boozy, Bubca, Welcome In The Shit…
Mondo : S.S., Permanent, Going Underground, Sweet Rot, Fashionable Idiots, Wrench, Columbus Discount, Richie, Burka For Everybody, Mississippi…

C’è un disco che hai fatto uscire al quale ti senti particolarmente legato?
Virus/Dots 7”. I Dots sono miei grandi amici, essere stato in tour con loro in USA nel 2008 mi ha fatto aprire gli occhi su molte cose.

Hai qualche aneddoto particolare da raccontare legato a qualche produzione?
Si riguarda l’ultima uscita che ho fatto: The Blind Shake “Get Youth” 7”. Mike mi aveva mandato tre pezzi, ma non mi convincevano molto, così ho trovato il coraggio di dirgli quello che pensavo. Lui ha capito in pieno e ha risposto mandandomi due pezzi “POWER MERDA” come tanto piacciono a noi. Veramente dei gran bravi ragazzi.

depression house 2Riesci a smistare e vendere tutte le copie che fai ? Riesci ad andarci in pari?
In questo mi aiuta moltissimo la mia ragazza Sofia, anche lei fa parte dell’etichetta, è il mio braccio destro, mi aiuta con le spedizioni e con il mio pessimo inglese. Comunque è difficile vendere tutte le copie, per noi il massimo risultato è riuscire ad arrivare a pari. Come ho detto prima siamo veramente in pochi.

Chi compra la musica della DHR?
Amici e persone con seri problemi mentali.

Cosa ne pensi della realtà italiana di adesso, etichette, gruppi, giornali insomma un po’ il mondo della musica indipendente italiana?
Totale schifo. In Italia se non sei amico di qualcuno e non lecchi il culo non combini un cazzo. Sono tutti rinchiusi nel proprio mondo, devi avere un articolato su Blow Up per essere cool. Pensavo comunque di darmi allo psych visto che è tanto di moda.

Fatti una domanda e datti una risposta.
40? No.

 

Black Milk Magazine, ottobre 2014

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Parola di Bob: intervista a La Cantina del Rock

Quando è nata e da quanto trasmette La Cantina del Rock? Raccontaci un pò la sua storia…

La Cantina del rock è nata un pomeriggio di tanti anni fa. Era il mese di ottobre 2006. Io, Bob, studiavo a Siena e partecipavo attivamente a Radio Facoltà di Frequenza, la prima radio universitaria italiana. Con Tab, mio fedele compagno di scorribande musicali, volevamo fare una fanzine. E invece mettemmo su un format radiofonico che somigliava una fanzine. Tab si occupava dell’apparato grafico: manifesti, flyer, disegni, fotomontaggi. Io dell’andare in onda. Tra il 2006 e febbraio 2009 siamo andati con puntate tematiche settimanali, interviste, monografie. Eravamo sempre in giro per concerti a intervistare, supportare, documentare.
Poi la radio ha chiuso e io mi sono trasferito a Roma poco dopo. Per un po’ ho registrato dei podcast, e in seguito dalla stagione 2010/2011 c’è stata la possibilità di andare on air su Radio Popolare Roma. Alla fine del primo anno “romano” di cantina è entrato in squadra Damiano, con cui si è creata una grande alchimia. Siamo andati avanti insieme fino a giugno del 2014. Sembrava tutto finito e invece siamo ancora qui.

06wbpopolare02Che musica propone?
Rock’n’roll, punk, lo-fi. Abbiamo cominciato così e così siamo andati avanti, documentando quello che c’era stato e che stava accadendo accanto a noi, Ovviamente mentre trasmettevamo siamo cresciuti parecchio anche noi. La cantina si è arricchita di tante altre sonorità, mantenendo inalterata la propria attitudine di base.

Com’è strutturato il programma? Quanti siete?
Il programma ha un format abbastanza modificabile e intercambiabile. Momenti fissi sono: la copertina, in cui proponiamo un disco di recente uscita (diciamo negli ultimi due anni, i tempi dell’underground possono essere lunghi); la retrospettiva di un disco del passato; il Tape in, con un’uscita autoprodotta.
Siamo una bella squadra: Io e Damiano in diretta, Tab su redazione e grafica, Luke Nacker si occupa del sito http://www.lacantinadelrock.it, Frantz registra le puntate ed è il Presidente Onorario, Roberto Calabrò è il nostro inviato speciale a Londra. L’anno scorso c’era anche il Professor Massimiliano De Mata con le sue dispense lo-fi dagli States.

Come si fa ad ascoltarvi?
Da quest’anno siamo entrati nella meravigliosa famiglia The Roost (www.theroost.it), un portale di persone che portano avanti con attitudine la propria passione per la musica. Ci siamo subito ambientati e apprezziamo molto la programmazione della radio.

03 phonolaQuanta gente vi segue?
Non ci sono ovviamente dati certi. Ma abbiamo un bel seguito sia in Italia che dall’estero. Mi ha stupito molto negli anni incontrare gente impensabile che mi dichiarava il proprio ascolto costante e il legame affettivo con la cantina. Fa molto piacere che questo avvenga. In radio sei solo e non hai mai la consapevolezza che in realtà là fuori c’è un mondo, che ci sono persone che aspettano la tua diretta, che si incazzano di brutto se non metti poi i podcast a disposizione o se salta la linea mentre sono in ascolto!
Quest’anno abbiamo cominciato tardi, eravamo rimasti senza una radio che ci trasmettesse. I nostri ascoltatori si sono fatti ripetutamente sentire a riguardo! E durante la prima puntata hanno massicciamente manifestato il proprio affetto e la loro presenza. Questo per una trasmissione radiofonica piccola e indipendente non ha prezzo!

04 nuovo-annoCosa significa fare una programma come La Cantina del Rock nel 2014? Siete consapevoli di essere uno degli ultimi programmi radiofonici ad occuparvi di r’n’r e DIY in italia?
La cultura indipendente in Italia è stata nel tempo marginalizzata, fiaccata, svuotata di senso e fatta diventare vessillo di gente che non ha niente da dire, parla per sentito dire, segue mode effimere e soprattutto non sa cosa sia l’attitudine. Ma ci sono sacche di resistenza. E non sono poche, anzi. L’importante è continuare per la propria strada, arricchendosi di suoni, canzoni, esperienze da condividere.

Per fortuna ci sono altre realtà e cani sciolti che cercano di tenere a galla la baracca e che utilizzano lo strumento radiofonico sia via etere che web per diffondere un certo tipo di musica e quella che viene autoprodotta. Conoscete queste realtà? Siete in contatto con loro?  Riuscite a collaborare?
Mi viene in mente subito l’esperienza di Radio Kebab a Torino su Radio Blackout a Torino, alcune storiche radio libere. Non riusciamo a collaborare come vorremmo. Ognuno di noi fa mille cose per lavoro o per passione e non si riesce mai a stabilire contatti duraturi e collaborazioni un po’ più strutturate. Ma c’è grande rispetto, stima e supporto reciproco!

La Cantina del Rock da sempre è molto attenta al materiale autoprodotto: quanta roba vi arriva nella cassetta delle lettere? Come fa un gruppo o un’etichetta a mandarvi i demo o i dischi?
Meno di un tempo, oramai arriva tanto attraverso la rete, oppure ci procuriamo i dischi ai concerti dei gruppi che ci piacciono. C’è ancora però chi ci manda i dischi. ci fa davvero tanto piacere riceverli! Per contattarci si può farlo su Facebook sulla pagina La cantina del rock, oppure, per i duri e puri alla mia mail bobcolella82@gmail.com

05 x_maglietta-cantina-maglietta-di-Chiara-FaziCosa ne pensate dell’attuale panorama della musica r’n’r underground italiana e internazionale? C’è vita? C’è speranza?
Certo che c’è vita! Altrimenti non avremmo più nulla da trasmettere… Non c’è una scena, ma ci sono bei gruppi. E fino a quando c’è qualcuno che si sbatte per tirare su concerti in condizioni sempre più difficili, stampare dischi e fanzine, far girare musica, ci sarà ancora da divertirsi. Non ci piace parlare di gruppi nello specifico, ognuno ha i suoi gusti a riguardo. E noi abbiamo i nostri!

E’ dura tenere in piedi La Cantina?
Non è facile, ma ce la mettiamo tutta. Arriviamo la sera a trasmettere dopo una giornata di lavoro e siamo stracotti prima di cominciare. Poi parte la sigla e per la durata della puntata siamo carichi a mille. Viviamo della passione nostra e di chi ci ascolta. Dal punto di vista economico ci autofinanziamo, stampiamo magliette, organizziamo concerti. proviamo a fare sempre meglio. Al nono anno di trasmissione devi avere una passione di ferro per continuare così!

02radio-popolareQualche aneddoto o curiosità da raccontare?
Ne sono successe di tutti i colori in questi anni e sarebbe difficile mettere in risalto qualcosa in particolare… senza dubbio l’emozione della prima volta, le centinaia di ore di diretta, le interviste impossibili al telefono con qualsiasi posto del mondo, gli sbattimenti in bici, moto o macchina per andare a fare un’intervista, prendere del materiale, andare ai concerti o in trasmissione. Sempre in ritardo! Me ne viene in mente uno di alcuni anni fa: sotto il temporale in bicicletta mi faccio tutta Roma da Bravetta a Piazza Sempione senza mai vedere la strada, completamente fradicio in un martedì sera di fine gennaio. Arrivo a Radio Popolare alle 22.30 in punto, mentre sta andando il GR. MI tolgo la roba zuppa e in mutande mando la sigla e comincio la diretta. Nessuno si è accorto di nulla. E’ il bello della radio.

Futuro della Cantina del Rock?
Continuare a trasmettere e a divertirci, come è sempre stato. Quando ho cominciato non avrei mai pensato che sarebbe durata così a lungo. Di sicuro questa con The Roost sarà una bella avventura. Lo è già per molti aspetti e come amiamo ripeterci, il meglio deve ancora venire!

Grazie e in bocca al lupo per il nuovo corso!

 

Black Milk Magazine, dicembre 2014

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Noir Boy George – “Enfonce Toi Dans La Ville/Messin Plutot Que Français” ‎(TUT-TUT, 2014) – Il colore di Boy George

noir boy george

Premetto che il mio francese fa veramente pietà, però conosco abbastanza bene il personaggio autore di questo 7″ per poter fare una recensione che descriva in qualche modo il suo contenuto.

La canzone del lato A è una specie di speed-tango-walzer allucinato che ti porta a ballare come un manichino senza cervello in modo apparentemente allegro sulle rovine di ideali e tematiche sociali che comunque non sono così lontane da quelle italiane odierne.
La canzone del lato B, come approccio sonoro e orchestrazione, non si discosta molto da quella dal lato A, ma qui le parole e il messaggio sono molto più chiare e dirette.
Questa canzone potrebbe essere una “Marsigliese” dei reietti francesi del nuovo millennio. Le atmosfere sono quelle di balere abbandonate fine anni Settanta infestate da fantasmi che continuano a ballare le musiche di jukebox incantati, con zombie che tracannano birre da litro al bancone, mentre si danno incuranti morsi invece che baci.

Si tratta di musica Punk d’autore di alto spessore, rabbia sputata fuori con la musica, un’azione che certo non potrà mai cambiare il mondo – ma che qualcosa di buono e sano nell’aria porterà sempre, come la vita di un albero in mezzo al cemento, lo smog e il bollore estivo delle città.

Ovviamente il 7″ in questione non si trova da noi ma potete averlo come digital download o chiederlo direttamente all’etichetta che l’ha stampato, a questo link: http://pouetschallplatten.bandcamp.com/album/tut-tut-005-enfonce-toi-dans-la-ville-messin-plut-t-que-fran-ais

 

Black Milk Magazine, giugno 2014