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Rosa Balistreri: “Abbiamo cucinato anche con l’acqua del mare”

“Io ho incontrato Rosa Balistreri a Firenze, circa 22 anni fa, in casa di un pittore mio amico. Quella sera Rosa cantò il lamento della morte di Turiddu Carnivali che è un mio poemetto. Quella sera non la dimenticherò mai. La voce di Rosa, il suo canto strozzato, drammatico, angosciato, pareva che venissero dalla terra arsa della Sicilia. Ho avuto l’impressione di averla conosciuta sempre, di averla vista nascere e sentita per tutta la vita: bambina, scalza, povera, donna, madre.”

Ignazio Buttitta

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La protesta non ha età e non ha paese, dove un uomo o una donna sono divenuti vittime essa si fa canzone. Così gli antichissimi canti di denuncia, le tristi ballate dei carcerati si mescolano in Rosa Balistreri ai trecenteschi strambotti, ai mottetti ispirati ai giochi d’amore, al sano erotismo, alla innocente sensualità popolare di una realtà profondamente siciliana che può rispecchiare il mondo intero nel binomio-opposizione tra Morte e Amore, tra felicità e dolore, tra l’irrilevante quotidiano e l’epico senza età.

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La voce potente di Rosa a volte più solare a volte più scura ha saputo cantare come nessuno tutto ciò, godetevela in questa chicca d’intervista del 1985 negli studi televisivi di Tele Video Faro 1985, a casa sua Licata.

 

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Intervista allo Sceriffo Lobo (Bulacco dischi): “Non mi piace pensare a quello che faccio come ad un hobby ma piuttosto come un’attività non professionale”

scerffo gattoCiao Sceriffo Lobo, che fai nella vita presentati?

Sono un tizio non più tanto giovane che vive e lavora a Genova. Durante la mia giornata passo buona parte del tempo nel raggiungere, stare e tornare dall’ufficio e nel restante mi diletto con musica, videogiochi ed altre attività di questo genere.

Sei in attività da oramai un pò di anni se puoi raccontare la storia dello Sceriffo e la sua evoluzione.

sdischi sceriffoLo Sceriffo Lobo è la più duratura band emergente di Genova. Mi rendo conto che questa possa sembrare un’affermazione poco lusinghiera ma dal mio punto di vista è perfettamente coerente con il percorso che sto consapevolmente intraprendendo. Io cerco di portare avanti le mie cose in maniera sostenibile, non mi pongo obiettivi che poi in realtà non mi interesserebbe così tanto raggiungere. Voglio semplicemente fare musica che riesca a comunicare qualcosa a chi l’ascolta. Non mi piace pensare a quello che faccio come ad un hobby ma piuttosto come un’attività non professionale. In merito all’evoluzione del progetto, cerco di sviluppare tutte le varie fasi in parallelo, compresa la produzione, e credo che si possa leggere chiaramente un percorso in quello che finora ho pubblicato.

E’ da poco uscito il tuo nuovo disco per la tua nuova etichetta Bulacco Dischi, com’è nato, di cosa parla? Parlaci  dell’etichetta e di che intenzioni hai? Insomma vai un pò a ruota libera…

casssetta sceriffo bulacco 01Il nuovo disco è un ep di 4 pezzi registrati un annetto fa. Ci ho messo molto tempo a farli uscire perché non avevo idea di come farlo. Alla fine ho deciso di creare questa etichetta principalmente per pubblicare le mie cose a modo mio e coi miei tempi anche se in realtà ora mi sto guardando un po’ intorno per vedere se ci sono progetti assimilabili per genere e attitudine ai quali dare un piccolo supporto per quelle che sono le mie possibilità e capacità. Tornando al mio nuovo disco, si tratta di una cassetta che nel lato A contiene 4 pezzi registrati presso lo studio di Bernardo Russo ad Agosto 2018 mentre nel lato B ci sono altri 3 pezzi un po’ improvvisati che ho registrato dopo gli altri e che ho prodotto nel mio home studio. Nella tracklist questi 3 brani sono contrassegnati da punti interrogativi perché ho voluto lasciare la sorpresa a chi acquisterà il disco.

Come si fa ad avere il disco, dove si può ascoltare?

bulacco dischiPartendo dal presupposto che ormai, con l’avvento di Spotify, la gente non compra più dischi, ho deciso di utilizzare il formato della cassetta per diversi motivi: costa meno di un vinile, è più evocativo di un cd e piace a chi ancora i dischi li compra. Naturalmente non tutti hanno uno strumento per ascoltare la cassetta: a questi io consiglio comunque di procurarselo perché si può trovare facilmente a prezzo molto basso. Per andare però incontro a tutti, ho inserito nella cassetta un codice per ascoltare il disco in streaming. Senza cassetta e senza codice non si può ascoltare il disco: non si trova sulle piattaforme di streaming. In questo modo ho voluto premiare chi ancora crede che la musica abbia un valore e che sia giusto spendere qualcosa per averla. Mi rendo conto che non sia una rivoluzione perché le dimensioni di tutto questo sono minuscole ma almeno io sono contento di come ho fatto le cose. Per avere la cassetta, basta scrivermi su fb, instagram o via email all’indirizzo losceriffolobo@gmail.com

Ringraziamenti e saluti.

sceriffo cocnertoIl primo grazie lo faccio sempre a chi sfida giornate di pioggia orizzontale e abbandona Netflix e divano per andare a vedere un concerto o chi contribuisce al progetto acquistando materiale prodotto da band e che quindi, in definitiva, interagisce con chi produce. Per me la musica è comunicazione e quindi il primo bisogno è avere qualcuno che quella comunicazione la riceva o, ancora meglio, interagisca. Quindi grazie anche a te per questo spazio che mi stai dando.

Fatti una domanda e datti una risposta.

sceriffoCosa farò nel prossimo futuro? Sono alcuni anni che non mi metto continuativamente a scrivere nuovo materiale, credo che ora mi concentrerò su questo quindi per un po’ interromperò i concerti nella mia zona perché non mi va di proporre sempre le stesse canzoni dove l’ho già fatto più volte che poi la gente si rompe pure le scatole. In realtà mi è capitato di preparare in maniera un po’ casuale un live strumentale elettronico che ho già proposto una volta live e che sono interessato a riproporre anche qui in zona mentre, per quanto riguarda concerti fuori Genova, sono sempre disponibile con il mio consueto live in duo col fido Hamilton Bonanno.

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Upper Jaw Mask ‎– Whiskers-Zak-Zero (7″ – Cessofonya Records – 1982)

R-2962540-1330092927.jpegEcco su acquanonpotabile uno dei 7” più rari del punk italiano, stiamo parlando forse di una band che non è mai stato una band o forse si. Bisognerebbe cercare di ribeccare i protagonisti di questo capolavoro e chiederglielo cioè Fabiano Bianco, Mara più gli altri componenti alcuni dei quali poi daranno vita ai Cheetah Chrome Motherfuckers. Quello che sappiamo è che Upper Jaw Mask erano di Pisa e che le canzoni presenti in questo 7” uscito per la mitica Cessofonya records nel 1982 non sono certo la roba punk hardcore che poi renderà la scena del granducato di culto in tutto il mondo. Due pezzi di garage punk noise creativo con cambi repentini di situazioni sonore. Sembra quasi un omaggio presa in giro di Frank Zappa come forse testimonia il disegno della copertina che lo raffigura come un vampiro ululante. Dentro questo 7” c’è tutto il budget rock, lo-fi e la shitgaze che verrà tipo 10, 15, 20 anni dopo. Gli Upper Jaw Mask danno venire i mente i grandi Screamin’ Mee-Mees, roba esaltante per le orecchie di Tab_ularasa

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Wild Billy Childish – Crimes against music – blues recording 1986 – 99 ( Sympaty for the record industry)

DSCF2691Tutte queste registrazioni sono state fatte nella cucina e nel bagno di Mister Childish su un registratore G36 Revox. “Non ho mai avuto un produttore, la musica blues è la musica del cuore.” spiega il signor Childish. “Sto cercando di aprirmi e mettermi a posto, per ritrovarmi ed essere autentico. Non voglio nascondermi dietro intelligenza e tecnica, voglio essere in grado di esporre le mie nevrosi e ridere della mia stessa idiozia.”

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Molte persone avranno familiarità con il suo lavoro con Thee Headcoats, Thee Mighty Caesars, The Milkshakes e The Pop Rivets, ma in tutte queste diverse forme di rock ‘n’ roll e punk rock Mister Childish ha sempre cercato e implementato la sua teoria di devoluzione.

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“Sono interessato all’elementare, alle ossa sotto le ossa. Voglio togliere la paura dalla creatività in modo che tutti possano farlo da soli e le TV del mondo possano rimanere spente per mezz’ora. Dobbiamo diventare come bambini e ricominciare a dipingere con le vernici in polvere. Siamo tutti esseri umani e tutti abbiamo gli stessi bisogni e desideri di base e abbiamo bisogno di esprimerci. Crescendo impariamo a modificare noi stessi e seppellire quei bisogni e desideri, o almeno consentire loro di essere espressi attraverso il portavoce del cosiddetto professionista. Dobbiamo rivendicare il nostro desiderio di fare rumore e dipingere quadri! Ed è qui che entra in gioco il blues, perché la musica blues è solo musica per bambini. Ecco non voglio essere niente! Non sono un musicista e non sono un poeta, sono un dilettante! L’amatore batte sempre le mani professionalmente perché l’amatore sta facendo ciò che ama. Il dilettante è libero di esplorare ed esprimersi perché non deve nascondersi dietro il suo status. Se non ti identifichi come qualcosa, non c’è nulla da proteggere. Il problema con il musicista professionista è che ha già troppo sul piatto, come ho detto, ha il suo status di cui preoccuparsi, poi arriva la sua carriera e il mutuo. Dopo tutto ciò, deve ancora essere visto come arguto, originale e ribelle o sarà in lacrime. Sono molti gli angoli che devono coprire i poveri professionisti che con l’aggiustarsi i capelli e apprendere le proprie progressioni di accordi, non hanno il tempo di concentrarsi sulla loro arte o espressione. La musica o l’arte che esprime chi sei e la tua esperienza personale non ha nulla a che fare con la musicalità o la professionalità, trascende da tutto viene dall’anima. Per scrivere canzoni importanti devi avere paura di non essere importante, devi avere il coraggio di cercare Dio e fallire e poi cercare di nuovo. La musica che ti commuove non è mai intelligente! Fortunatamente per te, caro ascoltatore, quei crimini infantili contro la musica sono ora nelle tue mani e pronti a diventare i crimini del futuro!”

Pubblicato da Hangman Bureau of Inquiry 1999

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Microfilm – Centrefold: “il mio 7” del 2019 del 1980”

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Gli australiani Microfilm sono stati un gruppo post-punk d’avanguardia autore di un solo singolo 7″ uscito nel 1980 per Unforgettable Music, etichetta fondata dal leggendario Ron Rude, forse il primo punk DIY australiano della storia.

Alla voce c’era Lisa Gerrard in seguito cantante dei Dead Can Dance con i quali raggiunse il successo dopo il trasferimento a Londra. Il singolo in questione, ovviamente introvabile, contiene i brani Centrefold e Window. Difficile definirli musicalmente, Post Punk primordiale minimale evocativo dove la voce di Lisa viaggia completamente libera, può far venire in mente alla lontana la voce di Nico, meno spettrale, più lirica e creativa. Insomma questo è il mio 7” del 2019 ve lo consiglio ascoltatelo, basta fare play per cancellare tutta la monnezza che gira ora. Ciaoo

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