Intervista a Giovanni Panetta di NikilZine – Noi giochiamo con l’idea di nichilismo, non distruttivo, decadente, ma costruttivo, un po’ alla maniera di Nietzsche

Ciao Giovanni, chi sei? Cosa fai? Cosa ti piace fare? Quali sono le tue passioni? 

Salve, mi chiamo Giovanni, e sono di Taranto. Mi piace la matematica, l’informatica, e in particolare la musica, tanto da scrivere articoli per diverse testate, come Nikilzine, La Nuova Carne (per cui sono in preparazione diversi articoli) e InYourEyesEzine. Mi piacciono anche i cani e infatti mi prendo cura di Tobia, un segugio trovato randagio in campagna poco più di un anno fa.

Hai messo in piedi una NikilZine una webzine e si sta facendo un bel mazzo a monitorare e parlare di musica non allineata underground a 360 gradi oltre i generi, le nicchie e le scene. Da quanto esiste Nihil Zine? Come ti è venuta l’idea? Parlacene a ruota libera…

Nikilzine è la mia webzine, ovvero un magazine virtuale nato il 10 Settembre 2019 da una mia idea e di Nico Fasano, quest’ultimo successivamente distaccatosi. L’idea iniziale era per l’appunto parlare del DIY, dando spazio anche all’aspetto più “localista” (Taranto e le province limitrofe); in seguito ci è capitato di intervistare diversi artisti stranieri, tra cui: Ryosuke Kiyasu, Shane De Leon (Miss Massive Snowflake), Bastien Champenois (Daikiri), Ono Ryoko (Plastic Dogs, Ryorchestra), Mad Mad Mad, Tunic, Paper Mice, etc. Cosa fondamentale è intatti la propensione frequente del formato dell’intervista, più esplicativo sulla genesi della musica trattata. C’è da dire che l’idea di confrontarci attraverso l’etere informatico con molti di questi artisti non è nata subito, si basa infatti sul corso della mia esperienza, sull’idea che su molti di quei suoni la letteratura informativa scarseggia (in particolare per gli artisti italiani), e quindi l’intuizione è non di cercare l’informazione ma estrapolarla direttamente dai protagonisti che molto spesso scomodiamo, sebbene ovviamente attraverso il loro consenso e il loro interesse alla promozione. Parlando del nome, quest’ultimo è qualcosa che definirei come un pastiche linguistico, ovvero tra la parola inglese “nihilism” e per l’appunto la corrispondente italiana “nichilismo”; grazie all’indicazione dello scrittore della mia città Francesco Orsini, nasce il titolo “Nikilzine”, più facile da pronunciare per noi italiani. Noi giochiamo con l’idea di nichilismo, non distruttivo, decadente, ma costruttivo, un po’ alla maniera di Nietzsche (un riferimento dovuto ancora a Francesco), anche se, per quanto mi riguarda, prendendo le debite distanze dal filosofo nato a Röcken, condividendone in parte l’approccio elastico della sua visione sulla natura umana.

L’uovo, simbolo della rivista digitale, è una metafora di questo concetto; nel nostro piccolo, secondo le nostre capacità, creiamo qualcosa di quanto più originale, soppiantando il prevalente vuoto tutto italiano di scrittura giornalistica, facendo spazio a realtà di rimando nazionali (e non solo), che vanno assolutamente scoperte, in quanto la musica ha ancora qualcosa da esprimere, anche se fuorviando spesso dalla mera consonanza sonora. I collaboratori non mancano, anche se l’autore che scrive più frequentemente rimane il sottoscritto, trattando materie come il noise, il free jazz, l’elettronica sperimentale, l’indie rock americano anni ’80, e sfumature eventuali. Michele Ruggiero, noto DJ dell’area tarantina, è uno scrittore di musica dell’area pop e dancefloor eterodossi, ma che non disdegna altre sperimentazioni; Vanni Sardiello, che è a capo di un’agenzia di comunicazione e attivo come batterista nei progetti Comfy Pigs e Crampo Eighteen, nonché precedentemente nei più storici Veronika Voss (non del tutto sciolti) e Lillayell, è il webmaster del gruppo, creatore del sito di Nikilzine; Roberto Liuzzi, un tempo co-gestore dell’etichetta Delirium Tremens della provincia di Taranto negli anni ’90, tratta di più l’hardcore punk e affini; Nino Colaianni (che speriamo in un suo ritorno), a capo di Crampo Eighteen, nonché in passato componente fondamentale nello storico gruppo heavy psych barese That’s All Folks, scrive soprattutto di glam e psichedelìa. I generi sono abbastanza disparati, proprio perché la varietà del gusto musicale dei suoi autori combacia molto spesso con i mille volti nel complesso della musica sperimentale nonché del DIY. In ogni modo, Nikilzine sta assumendo una forma sempre più internazionale, attraverso la pubblicazione di qualche articolo in inglese. L’idea non vuole essere propriamente esterofila o snob, ma siccome questi articoli tratteranno artisti per l’appunto italiani, ci sarà il modo di far conoscere le interessantissime realtà del bel paese ad un pubblico straniero. Abbiamo comunque cominciato da poco, e in ogni modo, per il momento, non mancheranno articoli in italiano.

Insomma, tenere in piedi una webzine come fai tu è abbastanza impegnativo; pensi che andrai avanti tanto? Che progetti hai per il futuro?

Certo, il progetto lo trovo sempre eccitante, e spero continui finché sarò integro. Al momento sto fermentando diverse idee per il magazine, ma che, a parte un restyling del sito grazie ai contributi di Vanni Sardiello e Marcello Bellina (attivo anche come musicista in Zolle e Viscera///), non vorrei tutte svelare. Per quanto riguarda le consuete interviste vi saranno i confronti con Flying Luttenbachers, El Khat, Los Pirañas, Qonicho Ah!, Tonto, Filippo Giuffré, Spettro Rec., etc… 

Spero che possiate apprezzare i nostri articoli, e, in caso contrario, per lo meno ci saremo divertiti. Un caloroso grazie ad Acqua Non Potabile per questa occasione di parlare più esplicitamente del concept Nikilzine.

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