intervista Eric Cilli: Volevo registrare da un po’ e la clausura mi è venuta incontro dandomi nuovi riti e facendomi riscoprire come tastierista della domenica.

Ciao Michele di dove sei? Che fai nella vita? Quali sono i tuoi interessi e passioni ?

Ciao Luca, sono nato a Francavilla Fontana, una cittadina a metà tra Brindisi e Taranto, tra lo stabilimento siderurgico Ilva e quello petrolchimico Enichem per intenderci. Ora vivo a Milano da otto anni e mi occupo di progettazione grafica a tempo pieno come designer e come ricercatore. Oltre al graphic design mi interessano i formaggi.

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Noi ci siamo conosciuti di persona un po’ di tempo fa, anche se non ci siamo rivisti, poi ci siamo ribeccati telamaticamente, mi hai detto che avevi iniziato a suonare e mi hai mandato le tue registrazioni. Raccontami del tuo nuovo fresco-fresco-caldo-caldo progetto musicale. Come si chiama, quando e come nata la tua passione per il suono e come l’hai concretizzata? 

Jardin – che puoi ascoltare qui: https://ericcilli.bandcamp.com/album/jardin – è frutto nuove abitudini. È nato durante il recentissimo lockdown, concepito e registrato settimanalmente nei weekend casalinghi. Alcune tracce erano già nell’aria prima dell’esplosione della pandemia, ma la maggior parte è venuta fuori dopo. Volevo registrare da un po’ e la clausura mi è venuta incontro dandomi nuovi riti e facendomi riscoprire come tastierista della domenica. Della domenica, sia perché non sono buono a imparare manco gli accordi, sia proprio letteralmente, visto di solito registravo prima del pranzo domenicale. Comunque è stato un regalo importante per me. Anzitutto perché mi ha permesso di avere una colonna sonora mia in quei  giorni, una specie di diario. E poi perché mi ha fatto riprendere i contatti con Eric Cilli, che è il mio alter ego da quando avevo 18 anni più o meno. Eric Cilli, Erik Chilly, Enrico Cillenio – che sono la stessa persona – è stato tra il 2003 e il 2013 circa il modo con cui firmavo le mie cose “underground”: fanzine, blog, progetti grafici, illustrazioni, recensioni, magliette. Cose così. Su soundcloud o su blogspot ci sono ancora tracce di Erik Chilly. È stato anche il modo con cui mi presentavo quando ero il frontman degli At Olimpios’s Grandmother, la band psycho.garage-tribale in cui cantavo (https://atolimpiosgrandmother.bandcamp.com/).

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Comunque Jardin dicevamo. Il titolo fa riferimento a due cose: al giardino condominiale che fino a prima della quarantena era solo un luogo di passaggio e non ci andavo per prendere il caffè o il sole, per leggere o scrivere; ma solo per buttare la spazzatura differenziata o parcheggiare la bici. Soprattutto Jardin è un omaggio al vero antidoto del Covid-19 che per me è stato Yuichi Yokoyama, artista e fumettista nipponico di cui mi sono definitivamente innamorato e di cui ho letto, proprio durante il lockdown, Jardin, fumetto pubblicato recentemente da Éditions Matière. Le sue sono storie di esplorazioni e viaggi in mondi di cui non è dato sapere tutto. In poche parole, quando suonavo provavo a sonorizzare Yokoyama. “Sonorizzare” è un parolone ovviamente. 

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Quando ci siamo sentiti l’ultima volta era appena uscito Jardin la tua prima autoproduzione adesso siamo già alla seconda, al secondo ep Phase II. 

Sì, il tempo al tempo del Covid-19 è come il conteggio degli anni dei cani. Si moltiplica esponenzialmente. Poi l’espressione “Fase 2” è veramente evocativa per me che ero un quasi-writer di provincia negli anni novanta e i “pezzi” di Phase 2 erano un potentissimo miraggio del futuro che mi arrivava attraverso le fanzine di graffiti. La fase III forse sarà vedrà l’introduzione di una chitarra Eko X27 e di una drum machine Roland TR-808. Scoop. Comunque “Phase II” si ascolta qui: https://ericcilli.bandcamp.com/album/phase-ii

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I tuoi dischi hanno anche un formato fisico o si possono trovare solo sul bandcamp?

Per ora sono solo su Bandcamp, ma prima o poi vorrei materializzarli. 

Registri con un armadio di Farfisa, hai intenzione prima o poi fare qualche concerto in pubblico e se si, in che modo? Che programmi hai?

Il modello di armadio è effettivamente un mobile di design del “Made in Italy”: È un Farfisa Matador degli anni settanta comperato a Lecce per 25€ più di dieci anni fa. Difficile da spostare vero. Detto ciò se mai dovesse esserci un debutto, mi piacerebbe che fosse nella cornice della pizzeria Oceania, il CBGB’s di Milano dove io e te ci siamo conosciuti la prima volta. Ti toccherà intercedere in quel caso. Oppure potrebbe essere nella pizzeria La Cuccuma, sempre a Milano, dove ogni sera fa piano bar Luigi Baroni Caglio, un grandioso pianista e cantautore milanese che per anni ha suonato con Adriano Celentano. Comunque, no. La gran parte delle canzoni non saprei performarla di nuovo e non ricordo manco quali levette ho manovrato. Al massimo suono in playback.

farfisa

So che principalmente sei un grafico e si può notare anche dalle copertine e la pagina bandcamp. Parlaci dei progetti che hai nella grafica e di come le due cose siano collegate e please dai riferimenti per vedere e approfondire.

Allora. Eric Cilli mi ha permesso di non pensare troppo alla grafica. Quindi eviterò di risponderti. Pero il nuovo logo fatto in occasione di “Phase II” potrebbe rientrare nella pagina instagram @logo_irl (https://www.instagram.com/logo_irl/).

 

Ok, speriamo di ribeccarci presto di persona, per adesso ti tocca la solita chiusura Marzulliana sul tuo progetto musicale meglio: fatti una domanda e datti una risposta.

Mi dici cinque dischi senza l’ascolto di quali dischi non sarebbero mai nati né “Jardin”, né “Phase II”? Certamente: 

1) “Unreleased Tapes 1981​-​1984” di Mamman Sani Abdullaye

https://mammansani.bandcamp.com/album/unreleased-tapes-1981-1984

2) “Black Jack” di Baciotti

https://www.youtube.com/watch?v=hlPBCDm2C_0

3) “I • O” di Niitsu Akio

https://www.youtube.com/watch?v=XG6WHZpoPoM&t=8s

4) l’omonimo dei Yellow Magic Orchestra 

https://www.youtube.com/watch?v=Uy5XPdyhzfw

5) “Astral” dei Cacao, band romagnola di cui sono grande fan.

https://cacaosupersound.bandcamp.com/album/astral

 

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