Intervista Alice Diacono “Veniamo dal basso come un pugno sotto il mento”

71119910_10157560685904487_2593739756600819712_nCiao Alice, come stai? Ci conosciamo da qualche anno, abbiamo fatto anche cose insieme però i lettori di questo blogzine, ci sta che non ti conoscano quindi domanda di rito… che fai nella vita? Parlaci di te.

Ciao Luca e ciao tutti. Che faccio nella vita? Fino a due settimane fa prima che finisse il mondo e cominciasse la quarantena, facevo ripetizioni ai ragazzini, lavoravo per un’agenzia che organizza festival di cinema, stavo promuovendo il mio libro in giro per l’Italia e avrei dovuto tenere un corso di scrittura. Prima ancora sono stata: una ragazzina di provincia cresciuta in una comunità evangelica, una studentessa di Lettere fuori sede a Bologna, un’italiana all’estero. Più in generale sono anche: una femminista, una paranoica, una grafomane, un’ipocondriaca, una grande fan delle statistiche con un’ossessione per la demografia.

Hai scritto, prodotto fanzine e sei stata attivissima nella Bologna della controcultura di qualche anno fa. Parlami della tua passione per la scrittura, da quando è nata fino all’ultimo libro “Veniamo dal basso come un pugno sotto il mento” appena uscito per la casa editrice Battaglia. Vai a ruota libera.

Ho cominciato a scrivere il mio diario quando avevo otto anni, nel 1995, e non ho mai smesso. Per me scrivere non è che la continuazione espansa e infinitamente espandibile di quell’atto che era confidarsi con la carta in mancanza di amici. Ero una bambina piuttosto stramba e con pochi amici, non potevo uscire di casa per giocare e non potevo uscire con i miei coetanei quando sono diventata adolescente, per via della fede religiosa della mia famiglia, per cui rifugiarsi nella letteratura, letta e scritta, è stato automatico. Era come un rifugio fatto di mondi sognati e di pensieri. Era come drogarsi di pensieri. A lungo andare però, come tutte le droghe, diventa pericoloso.yami hici Ci ho messo anni poi a capire che io non ero i miei pensieri. Anni in cui ho sempre e comunque continuato a scrivere. Le poesie che scrivevo piacevano alla gente e mi chiedevano di leggerle in pubblico così ho cominciato a fare i reading. Poi nel 2016 ho incontrato il mio attuale compagno, Alessandro, che mi ha aiutata a raccoglierle in un libretto/fanzine auto-prodotto dal titolo “Il tempo di un bidè”. Il libretto ha girato parecchio, hanno cominciato a invitarmi a festival e robe così, fino a che ho avuto i primi contatti con le case editrici, che posso definire disastrosi, perché volevano impormi la loro linea e snaturare il mio materiale che era fatto di frammenti e poesie. Fino a che nel dicembre del 2018 ho incontrato Lorenzo di Battaglia Edizioni che nell’accozzaglia di materiale che gli ho proposto ci ha visto un potenziale e, coraggiosamente, mi ha dato carta bianca. Si è fidato totalmente di me, anche quando gli ho detto che volevo anche delle illustrazioni. Poteva essere un disastro perché: io autrice esordiente + casa editrice piccola e appena nata + illustratrice sconosciuta e molto giovane, invece…

Come sta andando il libro? Eri in tour a presentarlo e ovviamente adesso ti sei dovuta fermare. Come sono le tue presentazioni letture? Com’è leggere e fare reading dopo avere scritto?

79703120_10157751716614487_7977467595550883840_nDicevo appunto che invece è stato un successone! Al primo giro abbiamo stampato 500 copie e avevamo paura di non riuscire a venderle, invece sono finite nel giro di un mese e mezzo! Il libro è uscito il 5 dicembre e a metà gennaio avevamo già capito che dovevamo ristamparlo.

Le mie letture sono molto potenti perché scrivo un tipo di poesia che è fatta apposta per essere declamata. O meglio, mentre la scrivo già me la declamo nella testa. Il reading che ho portato in giro questi anni è accompagnato da pezzi di musica techno, punk, electro-punk e roba così, ma adesso ci stiamo organizzando con la band bolognese-croata dei So Beast per una musicalizzazione (si dice così giusto?) live fatta da loro.

Leggere le mie cose davanti a tutti è sempre molto faticoso perché parlo di cose anche molto intime e dolorose e mi metto completamente a nudo, ma la gente ride, piange, si diverte, si esalta, quindi penso che sia necessario e giusto continuare a farlo. Fa parte del lavoro salvifico e sovversivo della poesia. Poi dopo però mi devo riposare per una settimana.

foto bio diaconoCome nasce una tua fanzine o libro? Ti viene un’idea all’inizio o tutto diventa chiaro un po’ alla volta dopo che raccogli idee o spunti su un tema?

Per me sostanzialmente si tratta di un’esigenza, una necessità di espressione che non trova spazio su canali già esistenti. Spesso vorrei condividere qualcosa che ho scritto e mi rendo conto che non esiste nessuna rivista o giornale in linea con il mio stile narrativo o con il mio modo di vivere e intendere la vita. Questo mi porta a desiderare e immaginare un canale tutto mio, con un linguaggio e una modalità che rispecchia determinati canoni e valori. Definitivamente, raccolgo idee e spunti negli anni, e tengo solo quelli migliori. Almeno, per ora i miei due libri sono nati così.

Programmi per il futuro? Stai scrivendo cose nuove?

Come ho detto sono una grafomane, quindi scrivo in continuazione. In particolare la situazione di totale stravolgimento del mondo così come lo conoscevamo mi ha dato una forte spinta creativa. CatturaIl mio stile narrativo è, come dicevo, quello diaristico perché penso non ci sia nulla da aggiungere alla realtà ma semplicemente raccontarla nel modo più preciso e realistico possibile. La poesia invece, quella viene fuori ogni tanto quando pare a lei, è inutile stare a forzarla, ed è giusto così. Per ora vorrei scrivere un resoconto di ciò che stiamo vivendo in queste settimane, usando la situazione eccezionale per raccontare altri episodi della mia vita e della storia della mia famiglia. Sia ben chiaro che non racconto queste cose perché sono un’egomaniaca che non vede l’ora di far sapere agli altri i cazzi suoi, ma perché mi piace indagare e raccontare come la Storia tocchi nell’intimo le storie personali e viceversa come le storie individuali, fatte di corpi e fluidi che si mescolano, vadano a formare la Storia collettiva ed entrino a far parte del suo flusso.

Per adesso ci salutiamo, ti faccio un grosso in bocca al lupo e chiudiamo come al solito alla Marzullo fatti una domanda e datti una risposta.  

Cosa dice un’anguilla a un’altra anguilla?

Stai tranguilla.

utero

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