intervista ai WOW: “Posso dire che siamo una band, siamo io (Leo), China, Thibault e Pippo, e che suoniamo nei WOW.”

– Ciao WOW, che fate nella vita presentatevi?

9Ciao Luca! Booh, sta domanda mi mette sempre in crisi (pure se è la più ricorrente): di recente ho letto (in ‘Deux frères’ di Sammy Sapin) che a Bukowski, dopo aver pubblicato il suo primo racconto, l’editrice gli scrisse per chiedere chi fosse, e lui, non trovando le parole, non ha più scritto una riga per dieci anni.

Posso dire che siamo una band, siamo io (Leo), China, Thibault e Pippo, e che suoniamo nei WOW.

– Siete in attività da oramai un pò di anni se potete raccontare la storia del gruppo e la sua evoluzione.

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Abbiamo iniziato cantando in inglese con amici vari, per gli amici; poi China ha chiesto a Thibault (che era da poco arrivato a Roma da Strasburgo, dove suonava nel giro della Grande Triple Alliance internationale de l’Est) di suonare il basso con noi, e le cose si sono fatte un po’ più dense: abbiamo registrato il nostro primo disco (uscito per Vida Loca Rec. e per Bubca, non so se hai presente!?), siamo andati a suonarlo in giro, pure in Francia e Svizzera. Avevamo in repertorio anche questa canzone, diversa dalle altre, ‘Dove sei’ (poi uscita come 7” sempre su Vide Loca Rec.), cantata in italiano, ma pure arrangiata “in italiano”. Ci abbiamo preso gusto con la nostra lingua, e si può dire che l’italiano ha cambiato il nostro modo di suonare.

È arrivato Cheb Samir alla batteria e, al Forte Fanfulla, ci siamo chiusi in sala prove, scrivendo e registrando una canzone al giorno, per quello che poi è diventato Amore (uscito su 42 Records). È poi seguito Millanta Tamanta, in cui suona anche Gianlorenzo Nardi (Lac Observation, Mexique de l’Univers), ma per la fine delle registrazioni il gruppo è esploso: tanti concerti da cui uscivano pochissimi soldi, un minimo di esposizione mediatica che nonostante tutto non riuscivamo a gestire facilmente; quando giri tanto con una band si diventa una specie di famiglia deviata, in cui ovviamente zero soldi, scazzi e incomprensioni portano a mollarsi. Siamo rimasti io e China, e abbiamo rimesso su una band, con Raniero Berardinelli alla batteria e Michelangelo al basso (che insieme suonavano nei Random Axes). Il tour di Millanta Tamanta praticamente non si è fatto: poche date (anche se belle), e un disco che ha un po’ faticato a trovare le sue orecchie. Eravamo un po’ stanchi e demoralizzati, senza sapere bene quello che stavamo facendo. Abbiamo continuato a suonare per un po’ in due, China alla batteria e voce e io alla chitarra, e soprattutto ci siamo presi del tempo per non fare niente…

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E’ da poco uscito il vostro nuovo disco per Maple Death Records e My Own Private Records, com’è nato, di cosa parla? Andate a ruota libera…

La svolta è arrivata, come spesso succede, da fuori: abbiamo iniziato a collaborare con la compagnia teatrale Deflorian/Tagliarini per il loro spettacolo ‘Quasi Niente’. Conoscevano il lavoro di China come attrice, e il nostro dei Wow come musicisti. China gli ha fatto sentire una prima ruvida versione di ‘Niente di Speciale’ e si sono accorti che andava nella stessa direzione del lavoro che stavano portando avanti. Il modo di lavorare di Deflorian e Tagliarini, allo stesso tempo così personale ma così aperto e condivisibile, è stato un esempio per il nostro modo di approcciarci al nuovo disco.

A posteriori credo che anche le serate di Tropicantesimo al Fanfulla, dove la musica viene suonata rallentata (ad esempio 45 giri fatti girare a 33…) e a basso volume, siano state una bella ispirazione per come volevamo suonare: la lentezza ha pure una portata politica che tendiamo a dimenticare oggi, questo poi è un altro discorso… non divago. Abbiamo iniziato a suonare con Pippo Grassi (che suonava già nei Sweat) e abbiamo ritrovato Thibault al basso, e con questa nuova band siamo andati fino a Cuneo, nella fattoria di Boto, dei Movies Star Junkies, a registrare, con Mano, che gira sempre coi Movies, come fonico e al missaggio. In realtà ci eravamo stati pure l’anno prima, da Boto, e avevamo registrato delle cose (nel disco è rimasta ‘Vieni un po’ qui’ da quella sessione) con una sorta di superband locale, con il grande Michele Guglielmi al Rhodes, Tato (che ora suona con Andrea Laszlo De Simone) al basso e Simone Donadini (mio compare nei Trans Upper Egypt, ma pure in Rainbow Island) alla batteria.

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Insomma ci abbiamo messo un bel po’, però alla fine siamo soddisfatti del lavoro, soprattutto della coerenza con cui abbiamo cercato di portare avanti le cose. Manu (del Fanfulla) di MyOwnPrivateRecords e Jonathan di Maple Death sono le persone con cui ci è sembrato più normale uscire (e che erano interessati al disco!): conosciamo bene entrambi, e soprattutto, siamo in ottima compagnia: stimiamo tutte le band che sono uscite sulle loro etichette, e il lavoro che portano avanti.

– Come si fa ad averlo, dove si può ascoltare?

Il disco sta qui https://mapledeathrecords.bandcamp.com/album/come-la-notte

e qui https://myownprivaterecords.bandcamp.com/album/wow-come-la-notte

e si può comprare qui https://mapledeathrecords.bigcartel.com/product/wow-come-la-notte-mdr030

– Prossime date in programma dove lo presenterete?

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qua sotto le prossime, potete restare aggiornati su fb qui https://www.facebook.com/supawow/ per altre date che usciranno, anzi, se volete farci suonare scrivete a Jacopo! jacopo@hangarbooking.com

18/10 Macerata (IT) – Spulla

19/10 Torino (IT) – Blah Blah

31/10 Firenze (IT) – Titty Twister Club

02/11 Parma (IT) – Art Lab

09/11 Milano (IT) – Circolo Ohibò

22/11 Verona (IT) – Colorificio Kroen

29/11 Bologna (IT) – Tpo, Maple Death Night

11/12 Berlino (DE) – Schokoladen

– Ringraziamenti e saluti.

Ringraziamo te, innanzi tutto per la bellissima copertina che ci hai fatto (siamo sempre molto apprensivi, tipo maniacalmente apprensivi, su tutti gli aspetti del disco, però ecco, sul collage che ci hai proposto non abbiamo avuto alcun dubbio, da subito, una specie di miracolo per noi!), per l’intervista, e per le mille cose che fai (la tua canzone ’Pioggia e vento’ per me è un vero tormentone), che continui a fare, e per quello che abbiamo fatto insieme.

Poi ringraziamo tutti quelli che abbiamo incontrato per fare il disco, sono tanti e tutti ci hanno dato tanto.

– Fatevi una domanda e datevi una risposta.

Vero che non ne puoi più di sentire la frase “gli Wow meriterebbero di essere più conosciuti”?

Sì, non ne posso più. Per citare Hugo Sanchez, non siamo noi ad essere sconosciuti, siete voi che siete ignoranti.

Una volta, a un amico musicista, che ha avuto un gran successo, è partita una polemichetta nei nostri confronti: fate concerti per quaranta persone perché siete un gruppo borghese. Piglio e porto a casa, con la precisazione che più che borghese io mi sento aristocratico (anche se senza un euro…). Voglio dire che riconosco, e mi sta pure bene, di fare musica non per tutti, ma per una nicchia. E quello a cui aspirerei non è tanto arrivare a più gente, quanto allargare questa sottocultura (di cui sono pure orgoglioso di far parte), fatta di persone che abbiano un certo gusto per la scoperta, a cui va di sentire qualche cosa di differente e più nascosto della solita minestrina superficiale che ci viene propinata, che continui in un certo modo una ricerca, a esplorare, a scavare…

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