Intervista a Erika Ratti (Nonna Rina): “Cio’ che conta per me, è provare a pensare il concerto come una storia da raccontare che può essere diversa ogni giorno, e un concerto fragile e sincero, usando le cassette audio e le tastiere le più scarse che possano esistere. Non ha importanza, finché ci sei, lì, e con gli altri. “

– Ciao Erika Di dove sei? Che fai nella vita?

Ciao Luca, sono di Sartrouville, non tanto lontano da Parigi, ma i miei sono tutti disegnoitaliani, di Milano. Sono nata in Francia ma sono partita a Bruxelles per studiare e ci sono rimasta fino ad allora. Quando non faccio l’animatrice per bambini punk con l’associazione La boîte à Clous, suono la tastiera e canto canzoni d’amore e canzoni di lavori sperduti. Faccio pure parte di un piccolo collettivo che gestisce una mediateca alternativa, la Mediateca NGHE, mediateca sportiva e sognatrice. Per scelta, per ora, sono un’assistita sociale, ossia mantenuta dallo stato e da chi lavora direbbero certi arrabbiati, o con altre parole, ho diritto all’equivalente del RSA francese (borsa di solidarietà). Senza di lei, non riuscirei a fare tutto questo.

– Come ti sei appassionata alla musica, parlami dei tuoi progetti musicali, ne hai molti e diversi.

Da piccola, ascoltavo gli Acqua e rap Francese, e poi il pop-rock. Seguivo i gusti di mio fratello. Arrivando a Bruxelles per studiare il disegno, ho cominciato ad uscire, a bere, e ad andare a concerti. Tantissimi concerti in luoghi alternativi ma anche molti concerti d’appartamento, nelle case degli amici. E così ho scoperto la musica lo-fi. Penso sia il fai-da-te che mi piaceva in questa cosa, da studenti con pochi soldi, o disoccupati, che hanno voglia di festa e di musica, e che hanno voglia di suonare.

casioDa lì, ballando e scherzando, abbiamo montato un gruppo di non-musicisti con due amici : gli Dezodo, musica elettronica punk da sala da bagno. È durato appena una stagione, con sei date in sei case diverse, tra cui quattro sale da bagno. Per me, è stata una liberazione. Suonare e fare concerti senza nessuna pressione, senza grandissima ambizione che il divertimento e la festa. Avevo recuperato una vecchia tastiera Casio CT-470 dai miei e cominciavo a comporre le prime canzoni su Garage Band, solo strumentali e molto brevi, col nome Erika et plusieurs rats, ossia Erika e diversi ratti. Le mettevo su Soundcloud tanto per farle esistere. La tastiera aveva un bel suono. Nel frattempo, con due amiche toste, abbiamo montato un gruppo, Piscine. Anche qui, suonavo con questa tastiera e con loro era molto bello comporre canzoni un po’ elettroniche dolci strambe. Non sapevamo definirci, o forse non volevamo. Ci sentivamo forti, forse perché siamo tre donne, e forse perché malgrado i problemi tecnici che avevamo ad ogni concerto, ci volevamo tanto bene. Col tempo, non riuscivamo più a vederci tanto e abbiamo smesso. Ma sono bellissimi ricordi e le canzoni, secondo me, meriterebbero una cassetta.

E così, ho cominciato piano a piano a comporre canzoni con testi e a cantare i testi Andiamo!che scrivevo nei quaderni, ma ancora di nascosto. Registravo le cassette a casa e non le facevo sentire a nessuno ; sono qui archiviate in camera. Allora Maggio del 2017, ho proposto a Vincent Wagnair di suonare con me, una sera in cui presentavo le mie fanzine. Queste fanzine raccontano di una donna sola che vaga sulle aree di servizio a tempo indeterminato. Quella sera è nato il progetto Vintimille, con cui suono ancora e che ci è tanto caro a tutti e due. Sono due tastiere ed è tutto improvvisato. Ogni concerto ha un suo momento ben preciso, se siamo stanchi suoniamo da stanchi, se siamo tristi suoniamo da tristi, con una calma celestiale. Sogniamo di un tour di concerti in chiese e cappelle con il gruppo Ce soir, tastiera a quattro mani super medievali super teneri che ti consiglio.

nonnarinaIl progetto Nonna Rina è venuto col tempo, e suonando tardi alla sera con amici, rhum, e il bisogno di riversare pensieri e fantasmagorie. Il primo concerto è durato cinque ore, all’occasione di una serata, occasione per provare diverse cose per non fare semplicemente un concerto di canzoni. Tanto, non ne avevo abbastanza da cantare. Volevo inventarmi dei dispositivi per suonare da sola e con la gente, facendo una chiamata per esempio o registrando delle cassette di passeggiate. Cio’ che conta per me, è provare a pensare il concerto come una storia da raccontare che può essere diversa ogni giorno, e un concerto fragile e sincero, usando le cassette audio e le tastiere le più scarse che possano esistere. Non ha importanza, finché ci sei, lì, e con gli altri.

– Dove si possono ascoltare? Dammi un po’ di link e riferimenti web.

Qui troverai diverse cosine

https://soundcloud.com/dezodo

https://soundcloud.com/piscinemusic

https://soundcloud.com/vintimille

https://econore.bandcamp.com/album/andiamo

https://100cani.bandcamp.com

https://soundcloud.com/nonnarina

https://nonnarina.bandcamp.com

https://www.mixcloud.com/mediatheque-nghe/stream

– Tu vivi a Bruxelles, da quanto sei li? Parlami dell’aria che si respira e di come si vive, della scena musicale artistica underground che in questa città a mio parere è sempre stata molto viva.

edition dreamVivo a Bruxelles dal 2009, sono già dieci anni. Non li ho visti passare. Sono venuta qua per gli studi, come dicevo, e ci sono rimasta per passione e per comodità. Anche perché qui ho gli amici con cui portare avanti progetti di vita a cui tengo, come la mediateca NGHE appunto. Prima di arrivarci, non conoscevo nulla di questa capitale, solamente i fumetti di Tintin e dei Puffi, e le birre. Cominciando ad uscire, ho scoperto la vita della città notturna, e tutti i locali dove ballare o dove vedere concerti. Bruxelles è un incrocio di paesi, puoi vedere un concerto tutte le sere, e festeggiare tutte le sere, gironzolare. D’estate più che d’inverno forse, ma dipende da te, e le case sono grandi per cui la festa la trovi dagli amici. Non si mangia tanto bene in Belgio, ma si bevono tante birre molto buone che ti fregano ! Comunque c’è sempre da fare, anche troppo a volte. cartengheNel centro trovi dei bar che chiudono tardi dove puoi ubriacarti fino a tardi, e tutte le sere, e senza spendere tutti i soldi dell’affitto. Nonostante tutto, dal 2009, gli affitti sono aumentati, la vita in generale, perché anche Bruxelles sta cambiando -tristemente-, ma puoi ancora trovare modo di vivere con poco se capiti giusto, e poterti pagare una birretta.

Aprono e chiudono locali in continuo. Ci sono sempre posti in cui vedere concerti sconosciuti e meno sconosciuti con entrata a offerta libera. Il Barlok è un posto da conoscere che purtroppo, anche lui, è vittima delle decisioni prese da tristi esseri umani potenti che distruggono ciò che è vita. Al Barlok potevi vedere concerti tutti i giorni a prezzo libero, serate intere di concerti punk, rock, queer, sperimentali, cose strane che non vedi da nessuna parte. Ho fatto delle feste incredibili lì dentro.

Negli anni ottanta c’erano grosse free party, una scena tecno acida molto bella chetopi mi raccontava spesso un amico caro che ci ha lasciati a Dicembre (Dominique Lohlé, love & rage). Mi raccontava di grandissimi posti abbandonati dove aveva trascorso lunghe notti a ballare sotto effetti. Questi posti qui non esistono più. Molti posti stanno sparendo, la città viene pulita, quartieri interi stanno cambiando per parere più accoglienti. È stata votata una legge anti-squat e molti palazzi vuoti vengono gestiti da agenzie immobiliari che propongono contratti di locazione precari = anti squat a palla. Ma di posti dove festeggiare fino all’alba ce ne saranno sempre e sempre, ne troveranno.

Ad ogni modo, Bruxelles è un gioioso bordello che riunisce molte comunità straniere che secondo me fanno la ricchezza di questa città. E direi pure delle comunità che permettono una certa resistenza di vita vera. La mediateca si trova a Molenbeek, in un quartiere popolare maggiormente musulmano, ma non solo. Qui ci vivono molte famiglie e di tantissime origini diverse ; il quartiere non è caro, è piuttosto povero, ma tanto vivo. Adesso che ci abito, nella stessa casa dove si trova la mediateca, vivo in una realtà della città, che voglio difendere e che deve resistere. Vedremo quanto tempo ci riusciremo..paris

– Ho suonato e fatto la mostra la scorsa settimana alla Médiathèque NGHE, un posto molto bello che gestisci con altre amici. Da quello che ho capito la missione del Médiathèque è quella di catalogare fanzine e dischi DIY da tutto il mondo, dare la possibilità di consultarle e ascoltarli, oltre a organizzare concerti e mostre sotterranee. Insomma un vero è proprio luogo fisico autogestito dove potersi incontrare e condividere passioni comuni non è una cosa da poco nel mondo odierno. In Italia al momento non esiste un luogo del genere, sono rimasto molto impressionato e contento di averci suonato. Parlamene a ruota libera.

In effetti, posti come questo non ne esistono tanti. Soprattutto posti dove si difende la gratuità !

disegno1L’ho citata parecchio fino a qui perché questa grande casa della mediateca è per me un modo di credere in un possibile diverso. È un modo per resistere ai mostri capitalisti. Non facciamo concerti per fare soldi, non vogliamo una cultura unica ed omogenea, e non vogliamo sostenere la cultura dei culturati. A noi interessa la fragilità. La musica tradizionale di un paese che non conosciamo bene e le canzoni blues di un disco del Mississippi Records (https://www.youtube.com/watch?v=Vnz2p5KP0p4). Puoi trovare di tutto.

La fortuna che abbiamo, è che un membro della mediateca è proprietario della casa (acquistata 6 anni fa dalla famiglia) e quindi NGHE può godere di una certa libertà. L’affitto è minimo. Siamo spesso senza soldi, ma mettendo un po’ dei nostri, e organizzando qualche serata super ballanti, riusciamo a contribuire alla collezione di l'amourdischi e di cassette. Per noi è importante aprire regolarmente lo spazio al pubblico, per incontrare chi abita nel quartiere e per rendere viva la collezione. Non ha senso collezionare per lasciare nel silenzio e sotto la polvere. Chi viene, può ascoltare un disco, copiarlo su cassetta audio, portarci una cassetta audio da copiare e da aggiungere alla collezione, bersi una birra leggendo una fanzine del info-kiosque (http://infokiosques.net). Siamo su Facebook, ma cerchiamo di usare il più possibile le mail e la Newsletter, che curiamo con attenzione. Tra l’altro, se vuoi, puoi iscriverti scrivendoci qui: nghemediatheque@gmail.com

Siamo in 6 nel collettivo, ma sostenuti da tanti amici su cui contare. Vogliamo riunire la gente con la musica, creare momenti musicali riguardo ad un contesto, o come il contesto può fare la musica. Ci piace organizzare fuori casa, e tra l’altro a Luglio partiamo quattro giorni su un piccolo battello che ci viene prestato, per vivere la mediateca in modo nomade sui bordi dei fiumi belgi.noona rina vacio

Non sappiamo ancora quanto tempo la mediateca NGHE potrà esistere, sicuramente finché avremo tempo per farla vivere, senza dover lavorare per sopravvivere. Ci riflettiamo tutti insieme e questo ci rende forti insieme, almeno per continuare a credere in questi sogni.

– Programmi per la primavera estate tuoi e della Médiathèque? So che sarai in giro a suonare e che ci rivedremo a giugno.

La mediateca chiude d’estate perché saremo tutti via, ma continuiamo ad alimentare la collezione dei dischi e cassette trovati in viaggio. Certi di noi sono partiti in camping-car per fare della radio pirata nel sud della Francia. Io ho previsto un tour col gruppo Charlène Darling, in cui suono la tastiera, e poi diversi giri in Bretagna per vedere paesaggi lontani dalle città. Farò pure un salto lungo a Roma dove ho amici darlingcari e dove mi piace sudare gioiosamente e generosamente col cuore, scalza e nuda, dimenticando quanto il tempo fila quando sto a Bruxelles.

Grazie

Grazie a te, Luca !

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