intervista ai Mirrorism, diamanti grezzi di musica indefinibilmente inestimabile

trio-bianco-e-neroCiao Stefano, Dived e Alfonso parlatemi dei MirrorismQuando vi siete formati, di dove siete e che fate nella vita?

GIACOMO: Tanto per cominciare mi chiamo Giacomo, ma tutti si sbagliano e mi chiamano Stefano per via del mio cognome. Io sono della provincia di Mantova, ma durante il periodo di attività dei Mirrorism vivevo a Ferrara dove frequentai l’università senza mai laurearmi. Ora abito a Milano e scrivo e traduco articoli di argomento musicale per una rivista online, part-time. In un’altra part del time sono uno dei due fondatori della neonata agenzia di promozione/booking Gotta Piss. Il (molto) tempo che rimane lo passo a leggere e scrivere cazzate su internet, ad ascoltare la musica e a rincorrere conigli bianchi.

DIVED: Io sono il veneto del gruppo, con tutte le conseguenze che questo può comportare, tipo il fatto che mi chiamo Devid con la “e”. Ora faccio il postino per cercare di emulare Bukowski, ma senza le sbronze, altrimenti sarei già morto.trio fish eye

ALFONSO: Ciao io sono Alfonso, sono nato a Salerno ma vivo a Ferrara da diversi anni e a breve conseguirò la laurea in architettura. Ci siamo formati nel 2010, grazie a una amicizia in comune e alla voglia di rimettere in piedi una band. Prima di conoscere i mirroristi, componevo brani alla chitarra e di tanto in tanto suonavo in sala prove il basso con qualche batterista improvvisato. Avevo nostalgia dei bei momenti passati in sala prove a Salerno e fu così che decisi di propormi come terzo incomodo, quando ebbi l’occasione di parlare con i diffidenti Giacomo e Devid. La prima prova fu un po’ curiosa, sarà che suonammo nella costosa sala prove dove registrò Alex Britti, sarà che io avevo 21 anni e del punk non me ne fregava proprio niente, saranno un sacco di cose come la compagnia di un barbutissimo Andrea o la fiamma della Montedison che illuminava il cielo ma nacque una storia d’amore.

Ho seguito, il vostro percorso fin quasi dall’inizio. Mi ricordo che trovai un cd demo con un triangolo e tante scritte in una distro di Roma, m’incuriosì molto la grafica, me l’accattai e scoprì che anche la musica che c’era dentro era qualcosa di affatto non comune e personale. In realtà mi aveva parlato di voi Michele dei Larsen adesso For Food e Dead Horses e anche Giulia Vallicelli di Vida Loca recordsRaccontatemi la vostra storia.

democd2011G: Avevo conosciuto Devid perché era il coinquilino di un mio amico, e una volta ci eravamo trovati a suonare insieme un po’ per caso. Visto che dovevo iscrivermi all’università scelsi Ferrara, apposta per stare vicino a questa gente qua che mi stava simpatica. Il piano di studi lo avevo sì e no sfogliato. Appena trasferito a Ferrara nel 2007 entrai nel gruppo di Devid, i Rat Singer, come “rumorista”. Dopo lo scioglimento dei Rat Singer nel 2009 Devid decise di mollare tutto e tornare a casa sua in provincia di Vicenza. Ma siccome là non aveva niente da fare e qualcuno gli aveva regalato una batteria, mi propose di formare un gruppo in cui potesse imparare a suonarla. Per cui iniziammo come duo nei primi mesi del 2010, mi pare. Alla fine dell’anno, dopo aver scritto un po’ di canzoni, Devid decise che questo gruppo era importante e si ri-trasferì a Ferrara in modo da poter fare le prove con più regolarità; poi conoscemmo Alfonso, che viveva con un nostro amico e aveva voglia di suonare il basso. devidAll’inizio ero diffidente perché pensavo fosse troppo bravo tecnicamente per il nostro stile di musica, ma presto divenne la parte più caratteristica del nostro suono (anche perché suonava sempre a volumi da denuncia). A gennaio 2011 ci fu il primo concerto, come nome avevamo scelto O. Poi un gruppo post-metal cattivissimo che si chiamava O anche lui ci minacciò e fummo costretti a cambiarlo. Il giorno prima del secondo concerto (al Dauntaun Leoncavallo) ci incontrammo a casa mia e passammo un’intera serata a discutere: alla fine ci fu un complicatissimo sorteggio, e Mirrorism fu. La figata di questo gruppo è che non siamo mai andati d’accordo su nulla, e questo ci faceva suonare in quel modo così strano e in un certo senso unico, ma d’altro canto ogni decisione richiedeva ore e ore e ore di discussione. Ho sempre usato molto internet e ho sempre fatto fatica a tenere la bocca chiusa, per cui appena mi sentii di avere un gruppo vero probabilmente ruppi le palle a tutti quelli che conoscevo, Giulia compresa. Larsen e For Food/Dead Horses invece sono i nostri gruppi gemelli. Abbiamo condiviso con loro non solo la nostra esistenza come band ma la nostra esistenza in generale per diversi anni. Ci chiamavano “la scena di Ferrara” o “i disadattati di Ferrara”, qualcosa del genere. C’è più talento in quelle tre persone lì che nell’intera Emilia-Romagna. Chi non ha comprato i loro dischi deve farlo immediatamente!

cover trouble mindParlatemi delle vostre produzioni e delle etichette con cui siete usciti. Ascoltandole bene fin dalla prima uscita, tutti i vostri dischi denotano un’evoluzione compositiva e sonora che culmina nell’ultimo disco omonimo autoprodotto, a mio parere il miglior disco post/punk uscito in italia (ma non solo!) negli ultimi anni, un disco che avrebbe meritato di essere pubblicato e diffuso in tutto il globo, soprattutto dopo che la Trouble Mind di Chicago aveva prodotto il vostro primo 7″. Che è successo con loro? Sembravano entusiasti…avrebbero secondo me sicuramente fatto un favore agli appassionati se avessero fatto uscire anche l’ultimo disco.

G: Miglior disco post punk italiano degli ultimi anni? Senza dubbio! Dev’essere per questo che nessuno si è offerto di stamparlo. Dopo il demo su CD (quello col triangolo che dicevi) facemmo alcuni concerti davvero fighi e girò un po’ la voce della nostra esistenza. Chi era presente all’XM24, quando aprimmo per i miei australiani preferiti Deaf Wish, ancora si ricorda alla perfezione quella serata. A gennaio 2012 suonammo assieme ai Cane! di Milano, che stavano mettendo in piedi una loro etichetta perché avevano comprato uno scatolone di cassette vuote e non sapevano come smaltirle. Così si offrirono di stampare 50 copie di qualunque cosa avessimo registrato. cassetta-mirorrismMettemmo su nastro cinque pezzi, registrati in sala prove con il mio Tascam a 4 piste. Fly Eye EP, Bored Youth records. La cassetta uscì a settembre 2012 con i titoli delle canzoni sbagliati perché Devid e Alfonso fumavano troppe canne, io misi le canzoni online e le postai su qualche forum in giro (sempre per la mia boccaccia maledetta e la mia passione per internet). Bill e Lisa di Trouble In Mind le sentirono, e si offrirono di stampare il 45 giri. Io insistetti perché ci mettessero la mia canzone preferita, “Slow Homo”, ma non ci fu verso. I pezzi scelti furono “Night Flight” e “Exit the Loop”. Nella primavera del 2013, prima ancora che il 7” uscisse, ci mettemmo a registrare l’album, sempre in sala prove con il fidato 4 piste. Ovviamente ci furono discussioni infinite su come suonare e registrare i pezzi, e per fortuna che dal punto di vista tecnico avevamo lasciato carta bianca a Devid! Il 4 giugno 2013 esce il 7”. Ci sentivamo fortunatissimi, pensavamo che saremmo andati in America in tour, eccetera. Nel corso dell’estate concludemmo l’album, riempiendolo di sovraincisioni tra casa di Devid e la sala prove. Ci sono dentro contrabbasso, piatti rotti, un theremin autocostruito, chitarre a 12 corde, tastiere giocattolo, microfoni del Geloso… Nel frattempo il 7” veniva recensito positivamente ma non vendeva e non ci procurava molti concerti. Appena finito di mixare il disco, però, purtroppo Alfonso ebbe un problema di salute e da allora non poté più suonare come prima. Quindi avvertimmo la TIM, che evidentemente pensò non valesse la pena di produrre un LP di un gruppo italiano che non sarebbe mai andato in tour, così abbandonò l’impresa. Noi eravamo preoccupati per la salute di Alfonso e scoraggiati, e forse fu un errore, però non insistemmo particolarmente e non contattammo molte altre etichette (ricordo che scrissi a un’etichetta italiana, che gentilmente declinò).mirrorism-disco Conta che non stavamo lavorando né studiando: i Mirrorism erano tutto. Già non siamo persone particolarmente ottimiste o sicure di sé… A febbraio 2014, non ricordo bene perché, decidemmo di mettere il disco in free download e annunciare definitivamente lo scioglimento.

A: È sempre bello ricevere dei complimenti, un po’ come quando da ragazzino le amiche di tua mamma dicono che sei proprio un bel ragazzo. Io non ho mai creduto a quelle parole. 17 RE, quello si che è il miglior disco post punk uscito in Italia.

Comunque il disco c’è, e lo si può ascoltare, scaricare e credo avere anche come oggetto fisico. Come si fa ad averlo, ad avere il 7″ e le vostre cose?

G: No, l’album non esiste in alcun formato fisico. Tu possiedi una delle tre copie in CD-r che feci l’anno scorso durante un pomeriggio di particolare nostalgia e voglia di fare. Le altre due copie se non sbaglio ce le hanno Agnese dei For Food e mia sorella. Comunque è tutto scaricabile da http://mrrrzm.bandcamp.com (gratis, mi raccomando, non mandate soldi che vengono tutti mangiati da Bandcamp). Ci sono rimaste alcune copie del 7”, direi a memoria meno di 10, se qualcuno lo vuole non ha che da scrivere a info.mirrorism@gmail.com.

A pelle e dal vostro sito “https://mirrorism.wordpress.com” si nota ovviamente la vostra attitudine DIY. So che avete registratomirrorism-xm-17 tutti i vostri dischi da soli. Oggi giorno si parla tanto di DIY ma la maggior parte di gente che ne parla non ha la minima idea di cosa significhi concretamente questa parola. Parlatemi della vostra esperienza e del vostro punto di vista al riguardo.

G: Sì, il discorso è che abbiamo gusti molto specifici per quanto riguarda il nostro suono; poi mettici che eravamo poveri in canna e che le esperienze precedenti con la registrazione “professionale” non erano state particolarmente positive, il risultato fa 4 piste, editing digitale con programmi pirata e microfoni prestati dagli amici. Per quanto riguarda l’autoproduzione invece è una strada che non abbiamo mai intrapreso perché avevamo una paura folle di rimetterci soldi che non avevamo. A parte il demo, che non era niente di più di un CD-r con una copertina triangolare perché ce ne stessero di più per ogni foglio A4, il resto delle produzioni furono pagate dalle etichette: Bored Youth e Trouble In Mind.

D: Il DIY per me è più un esigenza personale che uno schierarsi contro l’establishment. Dal punto di vista artistico il poter controllare ogni singolo aspetto del proprio prodotto ti dà quella totale libertà ed assoluta responsabilità nei confronti di quello che fai. Con questo non vorrei risultare come un maniaco del controllo, ma è bello fare l’equilibrista tra il caos e l’ordine. Ho sempre visto indauntaun2 modo quasi religioso l’arte, e la dedizione ad essa per me è molto importante. Poi c’è da considerare il fatto che approcciandosi a cose completamente al di fuori della propria esperienza si riesce a mettere in campo l’intraprendenza della beata ignoranza.

A: Io non ho esperienza e non voglio avere un punto di vista al riguardo.

Come definireste la vostra musica?

G: Bella domanda. Abbiamo provato a chiamarla post punk e psichedelica, ma non ci ha mai creduto nessuno. Credo si trattasse di una formula estremamente personale. Come dicevo, non andavamo mai d’accordo su niente, e poi c’è anche da dire che eravamo (e probabilmente saremmo ancora) degli incompetenti e anche se avessimo avuto un’idea precisa di come suonare il risultato sarebbe stato diverso. Io sono più legato ai generi musicali e alle mie influenze, Alfonso e Devid sono degli artisti veri e non si lasciano ingabbiare.

mirroris-atlantide-04D: Non sono mai riuscito a definire la nostra musica se non come un compromesso tra 3 persone molto diverse, Giacomo tra di noi è sempre stato quello che conosceva e capiva di più la musica come espressione sociale, mentre io e Alfonso abbiamo un approccio più egoista e focalizzato su quello che stiamo suonando, senza fottercene granché di seguire un qualsivoglia filo logico. All’inizio questo era un problema per Giacomo ma poi siamo riusciti a traviarlo… Non completamente per fortuna, perché senza la sua propensione sociale non saremmo mai usciti dalla sala prove.

A: Incompleta e a tratti fuori tempo ma terribilmente affascinante e irresistibile.

Che tipo di musica ascoltano i Mirrorism?
giacomoG:
Per quanto riguarda me, musica da snob.

A: Principalmente musica che fa drizzare il pene tipo i Doors.

D: Io ascolto poca musica ultimamente, sono in un loop costante di Charles Mingus, Syd Barrett, Capitan Beefheart, Can e i sopracitati Doors. Sto molto bene nel silenzio, e quando ascolto qualcosa è perché mi va di stare bene tra vecchi amici.

Che gruppi vi piacciono italiani e stranieri del presente e del passato?

G: Io ascolto talmente tanta roba che trovo difficile farti un elenco contenuto. Stranieri del presente: Spray Paint, Frau, Dawn Of Humans, Sleaford Mods, Institute. Stranieri del passato (tralasciando i classiconi): Country Teasers, A-Frames, This Heat, Pere Ubu, X (Australia). Italiani del presente: Holiday Inn, Caucasoid, Hallelujah, tab_ularasa, Pueblo People, For Food, Chow. Italiani del passato: CCCP, Dots, Enzo Jannacci. NIENTE FUGAZI.

A: Litfiba, Black Sabbath, Morphine, solo per citarne alcuni.alfonso

So che vi siete fermati come Mirrorism, ma so anche che avete progetti solisti e continuate a rumoreggiare. Dove possiamo ascoltarle questa roba?

G: Io registro della roba a caso col computer fantasticando di stare producendo demo da suonare poi un giorno con un gruppo, ma non sono sicuro che questo giorno arriverà mai.

D: Io sto continuando a suonare da solo nel mio progetto solista/egotista gorn, chitarra e voce, in un infinito trip di registrazioni accantonate e di pochi concerti. Prima poi riuscirò a trovare un compromesso e farò uscire il mio secondo album, il primo lo si può sentire e scaricare gratuitamente a questo indirizzo: https://gorn.bandcamp.com

devid-astrattoA: Io provo a suonare il contrabbasso quando posso e ogni tanto accompagno un mio amico che suona la tromba. Il maestro del rumore è Giacomo, io al massimo rumoreggio sotto il piumone con delle tonanti scoregge. Dimenticavo: siete tutti invitati nel mio appartamento per sentire “Slow Homo” al contrabbasso!!!

Il momento fondamentale per un gruppo è quando si sta in sala prove. Come funzionava per voi li dentro?

G: Durante l’ultimo anno di attività avevamo una sala prove molto confortevole, in cui potevamo passare diverse ore e sperimentare un po’. Però era tutto molto semplice, si alzava il volume e si suonava. Abbiamo sempre passato molto tempo insieme anche al di fuori del gruppo, quindi la sala prove per noi era completamente dedicata a suonare, non avevamo bisogno di parlare molto o cose del genere. Io facevo incazzare gli altri perché non chiudevo mai le parti di chitarra e mi lasciavo sempre qualche pezzo da improvvisare (malissimo) sul momento. Siamo tutti piuttosto testardi e ognuno ha sempre suonato un po’ quello che voleva. È un miracolo che i pezzi stiano su.

D: Il rituale delle prove era sacro per me, l’equilibrio interno era sempre precario ma rilassato, come se con tranquillità stessimo per live-mirrorandare in battaglia tra commilitoni e dovessimo allo stesso tempo preoccuparci di spie sovietiche infiltrate. Il punto è che comunque ci divertivamo un sacco.

Un altro momento fondamentale, ovvio il concerto dal vivo. Avete suonato molto in giro?

G: Purtroppo abbiamo tenuto il conto di tutti i concerti che abbiamo fatto e sono molti meno di quanto avremmo voluto. Non abbiamo mai suonato fuori dall’Italia e soltanto una volta più a Sud di Roma (e mai a Roma). Peccato perché era divertente, e credo che non abbiamo mai raggiunto davvero il picco come band dal vivo, ci avrebbe fatto bene fare qualche data in più. Io riuscivo sempre a mettermi in imbarazzo in qualche modo.

D: Non abbiamo suonato molto in giro, ma abbiamo avuto la possibilità di rockeggiare durissimo (cit.) ma anche di far cagare pesantemente. Capendo bene i nostri limiti come musicisti ed esseri umani. È strano rapportarsi al mondo musicale che ci circonda, dove c’è molta gente con i paraculi (paraocchi) che va dritta come un cammello perso nel deserto.giacomo-futurista Per fortuna abbiamo anche trovato delle poche ma fantastiche persone con le quali siamo riusciti ad avere un legame che senza il denominatore della musica non saremmo mai riusciti a creare. Ecco, nel mare di merda si stagliano delle piccole oasi di ossigeno puro, che ti fanno avere fiducia nell’umanità intera.

A: No, ma è stato bello girovagare in auto insieme al proprio pesantissimo ampli. Grazie ai concerti ho conosciuto realtà musicali diverse, ho visitato città che non conoscevo, ho bevuto bires un po’ annacquata, ma soprattutto ho suonato senza dover pagare la sala prove yahooooo!

Fatevi una domanda e datevi una risposta.

G: Ricominciamo a suonare? Ho una barca di pezzi nuovi. – No, abitiamo lontani e abbiamo altro da fare.

D: Vi piace il gelato? Sì.

A: Che cosa sono per te i Mirrorism? Carissimi amici che vivono ormai lontano e non possono più uscire insieme per bere fredde bires.

Una risposta a "intervista ai Mirrorism, diamanti grezzi di musica indefinibilmente inestimabile"

  1. Qua é il fun mirrorista n°1 che vi parla, presente al 76,4% dei concerti, superpartes.
    Ho sempre creduto in questi ragazzi tant’é che quando sento parlare di scioglimento mi vengono in mente solo i ghiacciai che subiscono i cambiamenti climatici e/o la cacches di alfonso quando beve troppe bairres.
    Scherzi a parte i mirrorism sono una bomba e un giorno li risentiremo suonare!

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